Coltivare biologico fa vivere meglio fiori, piante e farfalle

L’INTERVISTA Enrico Rivella è un tecnico di Arpa Piemonte che ha partecipato allo studio finanziato dal Ministero dell’ambiente. A lui rivolgiamo alcune domande.

Quali sono i risultati dello studio, Rivella?

«Pur non avendo rilevato particolari criticità (tranne che in risaia) dal punto di vista dei residui dei prodotti fitosanitari e dell’ecotossicità nei campi delle aziende convenzionali che hanno utilizzato questi prodotti, i risultati hanno mostrato che le comunità di flora e fauna si trovano in uno stato migliore nelle coltivazioni biologiche rispetto a quelle convenzionali. In altre parole, i gruppi faunistici e la flora indagata presentano un numero maggiore di specie e di individui, con comunità più complesse e ben strutturate nei campi dove vengono utilizzati i metodi e i prodotti autorizzati per l’agricoltura biologica».

Quali composti chimici avete trovato nella terra?

«A livello chimico è stata quantificata nei suoli la presenza di tracce di composti di sintesi (dimetomorph, metrafenone e chlorpyrifos) solo in aziende convenzionali, rispetto a quelle biologiche; queste ultime, tuttavia, hanno in alcuni casi residui di rame notevoli, in quanto ne fanno un maggior utilizzo come pesticida inorganico. Le analisi ecotossicologiche non hanno evidenziato situazioni di pericolo in vigneto, con l’eccezione di un solo campione proveniente da un’azienda convenzionale. La ricchezza floristica è superiore nelle aziende viticole biologiche rispetto a quelle convenzionali in ogni annualità, ma i prodotti fitosanitari non sono gli unici e prioritari elementi che spieghino tale differenza. Anche analizzando il numero di specie vegetali infestanti, gli elementi di pregio e le specie utili agli impollinatori, il valore è sempre migliore nelle aziende biologiche. Solo dove vige questo tipo di agricoltura si trovano, a esempio, le orchidee selvatiche, indicatrici di ottima qualità ambientale per le interrelazioni a più livelli con gli insetti e i funghi».

Quali sono gli insetti ritrovati nei vigneti, a seconda del metodo di agricoltura?

«Il suolo del vigneto è risultato in generale potenzialmente ricco di forme di vita, come confermano i risultati delle analisi della pedofauna (microinvertebrati): anche nelle aziende convenzionali sono stati riscontrati organismi esigenti e ben adattati alla vita del suolo; tuttavia, la maggior parte di questi si riscontra più abitualmente nei coltivi biologici, che si rivelano significativamente migliori. Nonostante il maggior riscontro di rame nel suolo delle aziende biologiche, i valori di qualità sono migliori già a primavera, quando i trattamenti non sono ancora iniziati, segno che il rame non ha sostanzialmente inibito lo sviluppo della fauna del suolo. L’effetto della maggiore diversità floristica si traduce anche a livello del numero di apoidei (api da miele, bombi eccetera) registrati, dove la differenza si è rivelata significativamente più elevata a favore delle aziende biologiche».

Le farfalle sono indicatori importanti circa la salute della terra: come stanno sulle colline Unesco?

«Si conferma la situazione: per i lepidotteri diurni, un maggior numero di specie e di individui si è osservato nelle aziende biologiche. È risultata invece chiaramente la differenza a livello di attività dei chirotteri (pipistrelli), che si nutrono maggiormente in campi biologici».

Matteo Viberti

INCHIESTA: ambiente e biodiversità