Crescere nell’epoca degli schermi: alcune istruzioni dedicate ai genitori

PISCOLOGIA INFANTILE Se il Novecento ha rappresentato un’epoca in cui l’ossessione per il confine, la definizione e la separazione tra idee e popoli ha regnato sovrana, il nuovo secolo ha introdotto una silenziosa e travolgente ribellione: il digitale ha cambiato ogni paradigma e modo di stare nella realtà. Nel Web non esiste spazio né tempo, tutto diventa nomade e mobile, le tracce che lasciamo in esso durano all’infinito.

Oggi bambini e adolescenti – i cosiddetti nativi digitali – si ritrovano a interagire fin dalla più tenera età con schermi di ogni sorta, televisione, social media, videogiochi. Quali sono le conseguenze psicologiche, emotive e relazioni di questo enorme cambiamento? Quali sono i rischi a esso connessi, e quali le risorse? Quali riflessioni potrebbero essere utili ai genitori e alle famiglie per destreggiarsi in un labirinto che può fare paura, e in verità potrebbe racchiudere al suo interno inimmaginabili tesori?

Queste alcune delle domande attorno a cui ruoterà l’incontro dal titolo “Il bambino infinito: crescere nell’epoca degli schermi e del digitale”, che si terrà on-line giovedì 28 gennaio alle 20.30. Matteo Viberti, psicologo clinico e di comunità, condividerà col pubblico alcune riflessioni relative a come il rapporto dei bambini con gli schermi possa essere utilizzato come “termometro” per sondare l’atmosfera emotiva della famiglia e come strumento per dare alla sofferenza un significato differente.

L’iniziativa fa parte del progetto Mano a mano, attivo nei quartieri Moretta e Mussotto e realizzato con il sostegno della fondazione Crc all’interno del bando Familiare. La rete di lavoro dietro Mano a mano è guidata dalla cooperativa Alice e formata dal consorzio socioassistenziale Alba, Langhe e Roero, Comune di Alba, Sert, cooperativa Progetto Emmaus e da numerose associazioni di volontariato, sportive e musicali.

Partecipanti attivi sono gli istituti comprensivi Sinistra Tanaro e Quartiere Moretta. Spiega Doriana Cencio, responsabile dell’area infanzia della cooperativa Progetto Emmaus: «In questo progetto abbiamo elaborato alcune strategie per entrare in contatto con quelle famiglie caratterizzate da una cosiddetta “normale fragilità”, nuclei che non per forza attraversano situazioni di disagio psicosociale ma che si trovano ad affrontare le molteplici e ardue sfide dell’oggi. L’obiettivo del progetto Mano a mano è quello di raggiungere nuove realtà e territori nei prossimi anni».

Gli appuntamenti erano iniziati a ottobre e novembre dell’anno trascorso, ed erano proseguiti a fine dicembre con Raffaele Mantegazza, professore associato di pedagogia nell’Università di Milano Bicocca.
Dopo l’evento del 28 gennaio sul digitale, si proseguirà con il centro di documentazione Steadycam, che affronterà la tematica dei videogame (data da stabilire). Per avere informazioni è possibile scrivere a prog.manoamano@gmail.com.