L’esperienza di Cristiano Marengo nel Vax day di Rodello

VACCINI Della macchina che si è avviata nelle prime ore del 27 dicembre per la consegna delle
fiale di vaccino contro il Covid-19 hanno fatto parte anche loro: i volontari della Protezione civile;
da Narzole proveniva la squadra che ha recapitato il farmaco alla Residenza di Rodello, dove è
stato inoculato a settanta pazienti. Cristiano Marengo 44 anni, nella vita di tutti i giorni
dipendente comunale, era alla guida del furgone assieme al collega Roberto Alessandria 53
anni. «La nostra giornata è iniziata con la sveglia alle cinque», racconta Marengo, volontario da
vent’anni, segretario e tesoriere del Coordinamento provinciale, la struttura che dirige i 3.500
uomini affiliati nella Granda, durante le emergenze. «Ci siamo ritrovati a Bra con la seconda
squadra, composta da Claudio e Gabriele Casale, incaricata di portare le fiale al Santa Croce di
Cuneo: alle 7.30 eravamo all’ospedale Amedeo di Savoia a Torino».

Qui il primo impatto con il Vax day: «Non abbiamo realizzato subito l’importanza della giornata: i giornalisti erano ovunque, spuntavano da ogni angolo». Assieme alle altre squadre, convenute da tutto il
Piemonte, Cristiano e Roberto (responsabile del Nucleo telecomunicazioni del Coordinamento
provinciale) hanno ricevuto la scatola con il farmaco: «Le dosi sono state prelevate da un frigo e
inserite in un contenitore studiato per mantenere la catena del freddo». Alle 8.30 la partenza,
destinazione Rodello: al casello di Marene il cambio della scorta, «i Carabinieri di Alba sono
subentrati a quelli di Torino e ci hanno condotti, per strade secondarie fino a Rodello: avevamo
poco tempo». Il momento più toccante, i due volontari, lo hanno vissuto poco dopo le 10, con
l’ingresso nella casa di riposo: «Leggevamo nello sguardo degli ospiti mesi di desiderio di
normalità e di visite dei parenti. In quel momento abbiamo realizzato che non trasportavamo
solo un vaccino ma una speranza per tutti noi».

La consegna delle due scatole (in una i kit conle siringhe per le iniezioni), al direttore della struttura: «Dovevamo affidare il vaccino alla persona indicata: il contenitore aveva un microchip con un sensore e una scheda che registrava la temperatura interna. Quando siamo arrivati abbiamo asportato il dispositivo e stampato i dati relativi alla conservazione: non ci sono state anomalie nel trasporto».

Davide Gallesio