Se i vigneti sono stracolmi di troppi prodotti chimici

LA RICERCA La scorsa settimana abbiamo pubblicato i primi risultati di un lavoro di ricerca dedicato, tra le altre aree italiane, ai vigneti di Langhe e Roero: l’obiettivo principale dello studio era la sperimentazione delle misure del Piano d’azione nazionale (Pan) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, finalizzate a mitigare gli impatti negativi dei prodotti sulla conservazione di habitat e specie.

Il progetto, finanziato dal Ministero dell’ambiente e coordinato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), è stato condotto da Arpa Piemonte in collaborazione con l’Università degli studi di Torino e l’Ispra stessa per la parte delle analisi chimiche ed ecotossicologiche.

Paragonando aziende che praticano l’agricoltura convenzionale con quelle biologiche, emerge come le seconde possano preservare meglio la biodiversità, consentendo la proliferazione di numerose specie animali e vegetali. Un altro dato importante riguarda l’utilizzo dei fitosanitari, presenti in larga misura sulle colline di Langhe e Roero, ma potenzialmente nocivi per la salute. In queste pagine ci addentriamo nella restante parte dell’importante studio.

Per quanto riguarda il livello di fitosanitari nelle acque, l’indagine è precisa sullo stato di qualità dei corpi idrici monitorati sul nostro territorio (Borbore, Belbo e Tanaro). In particolare, ad agosto del 2019 è stata effettuata una campagna per approfondire lo stato chimico del Tanaro a partire dai rii minori collinari, che a loro volta drenano settori a elevata densità di vigneto. Sono stati prelevati 5 campioni d’acqua lungo il Talloria, da Serralunga a Castiglion Falletto, e 3 campioni sulle sue sezioni terminali prima della confluenza nel Tanaro. Le acque analizzate drenano aree viticole dei Comuni di Neive, Barbaresco e Treiso.

Spiega Enrico Rivella, il tecnico di Arpa Piemonte che ha seguito lo studio: «Sono stati rilevati diversi principi attivi ritrovati poi nel Tanaro, come le molecole alla base di fungicidi tipo boscalid, dimetomorf, metalaxil, triclopir e la diffusione in tutti i corsi di spiroxamina. Inoltre, abbiamo riscontrato alcuni picchi di concentrazione (per esempio, fino a 2,95 microgrammi per litro di metalaxil) e la compresenza di otto-nove principi attivi nei rii di Barbaresco e di Neive».

In altre parole, se situazioni di questo tipo possono riscontrarsi in tutti i corsi d’acqua minori che confluiscono nel fiume dalle colline vitate, non è difficile spiegare i tenori di fitosanitari riscontrati dai monitoraggi della rete regionale di controllo nelle acque del Tanaro. Resta da dimostrare se i composti chimici passano, attraverso l’ambiente, negli organismi umani. Vorrebbe dire che, spargendoli nei vigneti, si finisce per danneggiare le persone.

Matteo Viberti

INCHIESTA: AMBIENTE E BIODIVERSITA’ (2)