Smog a Torino, la procura emette avvisi di garanzia per Appendino, Cirio, Chiamparino, Fassino e altri

TORINO Prende le mosse dall’esposto di un esperto di valutazioni in impatto ambientale l’inchiesta sull’inquinamento che ha portato la procura di Torino a emettere avvisi di garanzia nei confronti dei vertici, attuali e precedenti, di Comune di Torino e Regione Piemonte.

Il documento, del maggio 2017, sostiene che la Città di Torino versa in una «situazione di illegalità da almeno dieci anni» per il ripetuto sfondamento dei valori Pm10 previsti da una direttiva comunitaria del 2008 ed è per questo che la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia. Secondo l’esperto, che ha corredato la propria relazione con dati, riferimenti giuridici e stralci di rapporti ufficiali, gli atti e le misure adottate da Regione e Comune sono inadeguati.

L’avviso di garanzia notificato questa mattina ipotizza il reato di inquinamento ambientale e rientra dell’inchiesta della Procura di Torino, coordinata dal pubblico ministero Gianfranco Colace. Il provvedimento è stato ricevuto dalla sindaca di Torino Chiara Appendino, dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, dall’ex presidente Sergio Chiamparino, dall’ex sindaco Piero Fassino. Avviso di garanzia notificato anche all’assessore comunale all’ambiente Alberto Unia, a quello regionale Matteo Marnati e agli ex assessori Enzo La Volta (giunta Fassino), Stefania Giannuzzi (primo assessore all’ambiente giunta Appendino) e Alberto Valmaggia (assessore regionale con Chiamparino presidente).

Il Comune di Torino e la Regione Piemonte avrebbero adottato «misure inadeguate a eliminare o contenere nei limiti legali i valoro di PM10, nonostante che negli anni vi fossero sempre stati superamenti dei valori limite consentiti». È quanto sostiene la procura del capoluogo piemontese. Per l’accusa i due enti «adottavano un meccanismo di attivazione delle misure bastato su ripetuti e consecutivi superamenti del valore limite di Pm10 giornaliero secondo livelli crescenti di allarme in modo tale da consentire l’accumularsi dell’inquinante sopra il limite senza prevedere alcun intervento».

«Questa mattina abbiamo ricevuto un invito a comparire nell’ambito di una inchiesta per fatti che partono dal 2015 e riguardano le misure a contrasto dell’inquinamento atmosferico sulla qualità dell’aria. Trattandosi di una contestazione fondata esclusivamente su elementi di carattere tecnico e scientifico, abbiamo dato mandato alla Direzione regionale Ambiente e all’Arpa di predisporre tutta la documentazione che comprova come la Regione abbia sempre operato nel pieno rispetto della normativa italiana ed europea, non solo per dovere di legge ma anche perché la qualità dell’aria e il rispetto dell’ambiente rappresentano una priorità assoluta», lo dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati.

Ansa