Un albese nei luoghi dell’orrore

A TRIESTE Il 10 febbraio si celebra il Giorno del ricordo delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata. Il periodo della Seconda guerra mondiale è imputato per lo più al Nazismo tedesco di Adolf Hitler. Non dobbiamo però dimenticare che i primi alleati – e i precursori – dei nazisti furono i fascisti italiani. Una verità che dopo l’8 settembre 1943 venne poco per volta dimenticata. Da quel giorno l’Italia rinnegò la Germania di Hitler e firmò l’armistizio con i nuovi cobelligeranti angloamericani. Vittorio Emanuele III di Savoia scappò da Roma e i nostri militari furono abbandonati a loro stessi. Tra le tragedie vissute all’epoca dagli italiani sulla loro pelle ci furono le deportazioni nei lager dei cittadini italiani di origine ebraica e l’internamento dei soldati italiani nei campi di sterminio tedeschi.
E poi il massacro delle foibe. Nelle foibe, grotte carsiche della zona friulana alle spalle di Trieste, furono gettati (infoibati) migliaia di italiani originari della Venezia Giulia, del Quarnaro e della Dalmazia contrari o indifferenti all’ideologia comunista. I responsabili del massacro furono i partigiani jugoslavi di Tito e i loro sostenitori italiani.

Dall’altra parte della barricata, a Trieste aveva operato la risiera di San Sabba, l’unico campo di concentramento nazista e fascista italiano con annessa camera a gas (lo scarico di camion) e forno crematorio, con migliaia di vittime.

Sull’indifferenza e l’oblio per quelle tragedie porto una testimonianza personale. Nel 1970-71 prestai servizio militare nel 14° reggimento di artiglieria da campagna di stanza a Trieste e Muggia, sul confine con l’allora Jugoslavia. Dal cortile della caserma un maggiore ci indicava le alture a Sud-est della città, che appartenevano all’allora Jugoslavia. «Comportatevi bene!», ordinava, «perché il nemico è dietro quell’albero e ci spia».

Le esercitazioni si svolgevano sulle colline carsiche sopra Trieste, in particolare nella zona di Basovizza. All’epoca non avevo mai sentito parlare delle foibe. Solo un sergente artificiere fece una volta un vago accenno a fatti tragici e misteriosi avvenuti in quelle zone. Così pure all’epoca non ebbi notizia che in città vi fosse la risiera di San Sabba. Solo dopo molti anni scoprii l’esistenza di quei luoghi e ho voluto tornarvi. Li ho rivisti con molta tristezza, quasi con vergogna per averci vissuto più di un anno senza conoscerne i drammi.

Eppure già nel 1965, il presidente Giuseppe Saragat aveva dichiarato la risiera di San Sabba monumento nazionale. Solo nell’autunno del 1991 il suo successore Francesco Cossiga rese omaggio alla foiba di Basovizza, dichiarata l’anno dopo monumento nazionale da Oscar Luigi Scalfaro.

Giacomo Battaglino