A Vercelli si sperimenta Reithera, il vaccino tutto italiano

VERCELLI L’Asl di Vercelli sta dando un contributo fondamentale alla lotta alla pandemia da Covid-19. «L’ospedale Sant’Andrea è tra i 25 centri in tutta Italia in cui si sta sperimentando Reithera, il vaccino 100% made in Italy realizzato dall’istituto Spallanzani di Roma», spiega il direttore generale dell’Asl di Vercelli, Angelo Penna. «Circa un mese fa è stata proposta alla Direzione generale l’adesione al progetto, attualmente alla fase due e tre della sperimentazione, e dopo essere entrati nella rete italiana delle strutture accreditate si è partiti con le inoculazioni su circa 50 pazienti, che costituiscono un quarto dei pazienti totali in Italia coinvolti in questa fase preliminare di test del Reithera».

Complessivamente la sperimentazione, per essere validata dalla comunità scientifica internazionale, dovrà coinvolgere un totale di 900 persone. In Piemonte, oltre al Sant’Andrea, c’è solo l’Amedeo Savoia di Torino, ospedale di riferimento regionale per l’infettivologia.

Tra i volontari che hanno deciso di presentarsi spontaneamente ci sono anche parenti di pazienti morti per Covid e figure istituzionali del territorio. Le attività sono partite venerdì 19 marzo con le prime 30 somministrazioni, sono proseguite mercoledì 24 con un secondo gruppo, e una terza tranche di inoculazioni è prevista domani, sabato 27 marzo per 80 persone complessivamente reclutate.

Il protocollo di ricerca prevede che i partecipanti e gli stessi medici non siano a conoscenza se viene iniettato il vaccino oppure semplice soluzione fisiologica. «Ci sarà quindi una prima valutazione sulla presenza di anticorpi, e al 35° giorno – racconta Silvio Borrè, direttore della struttura complessa delle malattie infettive dell’Asl di Vercelli – vedremo il grado d’efficacia del vaccino. Inizialmente pensavamo che sarebbe stato difficile l’arruolamento di volontari, invece abbiamo riscontrato una grande sensibilità delle persone su questo tema. Vercelli dimostra di essere un centro all’avanguardia sulla lotta alla pandemia: da due giorni abbiamo anche iniziato con la cosiddetta Cura Trump, ovvero l’utilizzo degli anticorpi monoclonali su un paziente ad alto rischio di complicazione di polmonite. È una cura che può essere applicata a pazienti che hanno caratteristiche ben definite, entro il decimo giorno dal contagio. Con la somministrazione degli anticorpi monoclonali il paziente può tranquillamente tornare a casa e non è necessaria l’ospedalizzazione».

I partecipanti al test Reithera hanno un diario su cui annotano ogni giorno parametri come temperatura, saturazione e qualsiasi sintomo, e hanno un filo diretto con l’Asl in caso di necessità. «Questa, per noi – conclude Angelo Penna – è un’esperienza di prestigio, e un segno che gli ospedali pubblici possono dare il loro contributo alla ricerca italiana. E il contributo dei nostri pazienti è fondamentale, perché sugli attuali 250 partecipanti alla sperimentazione italiana, 67 sono di Vercelli».

Ansa