Donne in nero contro la guerra, niente manifestazione ma «non vogliamo chiuderci nel silenzio»

Foto d'archivio: manifestazione delle Donne in nero ad Alba

ALBA Sabato 27 marzo il gruppo di Alba delle Donne in nero contro la guerra non sarà in via Maestra per la loro manifestazione mensile. «Il nostro pensiero va alle tante persone che soffrono e lottano per il Covid-19 in questi giorni. Tuttavia non vogliamo chiuderci nel silenzio», spiegano in una nota. «Il 19 marzo le Donne in nero di Bergamo hanno inviato una lettera al presidente Mario Draghi, in occasione della sua visita alla loro città per commemorare le tante vittime là prodotte dalla prima ondata della malattia. La condividiamo totalmente e desideriamo farla nostra e farla conoscere a tutti e tutte voi», dicono le Donne in nero contro la guerra del gruppo di Alba.

Al presidente del consiglio Mario Draghi

Gentile presidente, qualche semplice parola per chiederle coerenza per il bene di tutte e tutti noi.

Più salute meno armi.

Notiamo che il suo piano di ripartenza nazionale prevede un notevole aumento per le spese di armi e sottolineiamo che, ancora oggi, nessuno dei nostri governi ha firmato il trattato contro la proliferazione degli armamenti nucleari, come invece hanno fatto già molte altre nazioni.

Domani sarà in visita a Bergamo, città dalla quale i camion militari hanno trasportato centinaia di bare delle vittime del virus Covid-19. Ebbene, presidente: cambi il servizio dei militari in servizio civile. Le strade, i ponti, le colline, i fiumi, le coste, le città e i loro abitanti gliene saranno immensamente grati.

Non si costruiscano più armi e non si vendano più: distruggendo paesi interi le persone saranno sempre costrette a fuggire. E sappiamo quali trattamenti riserva ai profughi la polizia di un’Europa egoista e ipocrita.

Brescia e Bergamo hanno avuto un triste primato di morte e dolore durante la pandemia che ancora ci affligge. Ciononostante, le fabbriche di armamenti sono rimaste aperte perché classificate essenziali, mentre nel resto del paese venivano chiusi i servizi per l’infanzia, scuole di ogni ordine e grado comprese le università.

Ci domandiamo, in maniera tutt’altro che retorica, quale sia la logica sottesa a queste decisioni.  Spendiamo un’enormità di denaro pubblico per confinare in lager disumani chi fugge da conflitti causati dei nostri stessi armamenti.

Presidente, ascolti anche le nostre voci: apriamo le frontiere e investiamo seriamente in ambiente, prevenzione e salute.

Donne in nero per la pace di Bergamo e altre città d’Italia