A Vezza d’Alba i finanzieri di Bra sequestrano una villa comprata coi soldi della droga

VEZZA D’ALBA Aveva usato i ricavi di un fiorente traffico di droga, che lo aveva visto alla guida di una banda di sei elementi, come lui di origini albanesi, residenti fra i comuni dell’Albese e delle Langhe, per comprare, attraverso la compagna, una donna di origini marocchine, una villa abbandonata e ristrutturarla per farne la propria abitazione. Al centro della vicenda un imprenditore edile che aveva affiancato, per qualche tempo, alla professione di artigiano, quella di pusher: a scoprire i suoi traffici gli uomini della Guardia di finanza di Bra che, nei giorni scorsi hanno messo i sigilli all’abitazione della coppia.

Spiega il maggiore Diego Tatulli, comandante del Gruppo di Bra: «La Procura di Asti, titolare dell’inchiesta, ha condiviso la nostra ipotesi di autoriciclaggio, disponendo il sequestro del bene comprato e ristrutturato, grazie a una donazione alla compagna, effettuata, in Albania, da un altro componente della banda. In tutto sono stati diramati 24 avvisi di conclusione delle indagini ad altrettante persone». Settantamila euro: sono i proventi del traffico di droga che la compagna dell’artigiano-spacciatore – che gestisce un bar – ha usato per comprare il rudere, poi ristrutturato: «Secondo le stime, dopo i lavori, la villa può valere anche più di 120mila euro».

L’operazione delle Fiamme gialle è lo sviluppo locale di un’inchiesta iniziata nel 2016 dai finanzieri di Livorno, dopo un ingente sequestro di droga nel porto cittadino. La banda attiva nel Braidese era uno dei tentacoli di un’organizzazione ramificata, i suoi membri agivano anche fuori dal contesto locale: «Si approvvigionavano di cocaina, eroina e hashish attraverso alcuni fornitori e piazzavano la droga anche nel Bresciano», riprende Tatulli; il capo del sodalizio ha mixato per anni attività lecita, come muratore e spaccio, «per orientarsi, negli ultimi tempi sull’attività edile. Per questo non è stato arrestato».

Davide Gallesio