Il giovane Guglielmo e quel buco nero nel cuore dell’Europa

LIBRO Questo romanzo racconta la storia di un giovane dei nostri giorni, Guglielmo, studente dell’ultimo anno di liceo che, pur intraprendente e capace, non si adatta al mondo della scuola. Sarà l’amico Ferdinando, appassionato di storia, a proiettarlo in una dolorosa vicenda: «Dentro a una guerra guasta sin dall’inizio, c’è un quadro che non lascia scampo. Bisogna avere il coraggio di guardarlo, anche se vien solo voglia di scappare. Il quadro, scopre il velo e fa vedere al mondo intero un buco nero nel cuore dell’Europa. Quanto grande la voragine non si può dire. Dentro si muovono ombre, fantocci, sagome di uomini e donne, anche bambini. Gente che è stata e non è più».

PIÙ CHE LA NOTTE
Graziella Bonasera
Edizioni San Paolo
416 pagine
20 euro

Guglielmo non si tira indietro e vuole scrutare l’oscuro di quegli uomini, «gente che magari non era niente prima. Criminali con divisa e mostrine che si credono unici, prodigiosi. E che sbraitano di continuo. Nella testa l’idea ben salda che il popolo del buco nero inquini l’universo, il mondo, la patria, tutto. E non valga un soldo. Quindi, prima toglie il disturbo e meglio è». Alcuni uomini vengono condannati a stare in una cella buia e morire di fame e di sete, «ce ne son tante, nel buco nero, di maniere di morire. Ma quella è difficile anche solo da pensare. Un prigioniero si agita all’idea di una morte così, all’idea di non vedere più i suoi bambini, la sua dolce moglie».

Però anche nel dolore e nella disperazione di una situazione in cui non si vede una via d’uscita, può saltar fuori un fiore, «un fatto che nessuno si aspetta. Un frate fa un passo avanti dalla fila dietro. Un misero frate, non una cosa si porta addosso, neppure la croce e tanto meno il mantello. Ma è un frate perché gli occhi fanno pensare al gran Padre misericordioso che mai esaurisce il suo bene».

La figura di padre Massimiliano Kolbe è centrale nel romanzo, «ha ben visto il suo compagno. È uno come lui, uguale a lui. Più disperato di lui. Perché lui ha il conforto del Risorto. L’altro niente. Il frate non è solo. Mai. Quelli che comandano neanche sanno cosa vuol dire una grazia del genere». Kolbe si sacrifica al posto di un padre di famiglia e l’amore di un gesto così estremo travolgerà anche l’oppressore.

Guglielmo si sdoppia, vive la sua vita, ma è anche là, a Cracovia, vicino a quel “buco nero” espressione figurata di Auschwitz. Un meraviglioso intreccio tra presente e passato nel quale ci si ritrova tutti contemporanei, oggi come allora, inquietati dalle domande della vita, desiderosi di speranza, nonostante le ferite e la cattiveria.

Walter Colombo