«La contrazione delle nascite è come un treno in corsa che non è possibile arrestare nel giro di pochi anni»

INTERVISTA Carla Nanni è una ricercatrice di Ires. Perché, in Piemonte, dopo un periodo d’incremento dei tassi di natalità, il numero delle nascite ha ripreso fortemente a diminuire?

«In primo luogo si mantengono le caratteristiche strutturali che caratterizzano la diminuzione dei tassi di fecondità nelle società avanzate: i giovani studiano più a lungo, posticipando l’ingresso nel mondo del lavoro e la formazione di una famiglia: così, anche i progetti riproduttivi vengono posposti. L’età media al parto supera i 30 anni, aumentando la probabilità di non avere figli o di non riuscire ad avere un secondo bambino. Poi, esistono fattori specifici che caratterizzano questi anni».

A che cosa si riferisce?

«Le difficoltà indotte dalla crisi del 2008 hanno contribuito a posticipare i progetti familiari e, di conseguenza, quelli riproduttivi. Ha inoltre contribuito la precarizzazione del lavoro, in assenza di un sistema di protezione sociale. Infine, i flussi migratori dall’estero si sono assottigliati e come era già successo con l’immigrazione interna, anche per le donne che arrivano da Paesi stranieri (che pure contribuiscono per un quinto delle nascite piemontesi) inizia a emergere un progressivo abbassamento del tasso di fecondità e una convergenza con quello delle italiane. Un fattore importante da considerare – che spiega i due terzi del declino delle nascite di questi anni – è la diminuzione della popolazione femminile in età fertile: per convenzione si fa coincidere con la fascia di età 15-49 anni. I gruppi più numerosi, quelli di donne nate negli anni Sessanta (baby boomers), sono stati progressivamente sostituiti da coorti meno numerose, nate dalla seconda metà degli anni Settanta, in corrispondenza della denatalità (baby bust); nel 2019 le donne in età fertile 15-49enni erano 854mila, del 13% in calo nel decennio. A questo dato contribuiscono, dal 2014, anche le straniere».

Che cosa è accaduto in questo periodo di pandemia di Covid-19?

«Si teme che lo shock economico indotto dalla pandemia possa produrre un ulteriore effetto negativo sui progetti riproduttivi delle famiglie italiane. Dobbiamo però chiederci con quali politiche è possibile contrastare la denatalità. Come tutti i fenomeni demografici la contrazione delle nascite è come un treno in corsa che non è possibile arrestare nel giro di pochi anni, ma occorre impostare scelte strutturali con effetti supposti nel medio e lungo periodo. Pertanto, bisogna iniziare subito, possibilmente utilizzando le risorse che arriveranno dall’Europa, a contrastare gli effetti della pandemia».

Maria Delfino