Per Identità golose Michelangelo Mammoliti (La Madernassa) è il miglior chef dell’anno 

GASTRONOMIA Nel corso della presentazione della quattordicesima guida di Identità golose al giovane, executive chef, del ristorante La Madernassa di Guarene, Michelangelo Mammoliti, è stato assegnato da Acqua panna e San Pellegrino il premio come miglior chef dell’anno.

La motivazione della guida curata da Paolo Marchi: «Piemontese di Giaveno, classe 1985 ha tradotto importanti apprendistati tra Italia (Gualtiero Marchesi in Franciacorta, Villa Feltrinelli con Stefano Baiocco) e Francia (Alain Ducasse, Pierre Gagnaire, Yannick Alléno e Marc Meneau) in uno stile molto personale e audace, tecnicamente rilevante e dalle forti inclinazioni green».

Le dichiarazioni dell’autore e curatore della guida, Gabriele Zanatta: «In un paese e un pianeta in cui la sensibilità vegetariana acquista sempre più valore (in Italia vegetariani e vegani sono al 9%), oggi occorre assegnare più importanza che mai ai prodotti dell’orto e ai modi virtuosi e creativi di trasformarli in cucina, senza disperderne l’essenza e senza trascurare l’apporto nel menu di carne e pesce, naturalmente. Tutti generi alimentari valorizzati da Michelangelo, con un bagaglio tecnico che attinge dall’alta scuola italiana e francese».

Incontenibile la gioia per un simile riconoscimento, arrivato dopo un anno in cui la ristorazione mondiale ha dovuto far fronte a infinite false partenze. «È una bellissima soddisfazione ricevere questo premio», dichiara lo Mammoliti. «Sono passato dal seguire appuntamenti come la presentazione della guida di Identità golose, vestendo i panni del semplice spettatore, a essere premiato con il riconoscimento che ogni cuoco aspetta una vita intera».   In meno di dieci anni Michelangelo si è fatto uomo e professionista: «È stato bello tornare a respirare, anche solo per mezza giornata, quell’atmosfera di un sistema di cuochi che si muove all’unisono, come strumenti di un’orchestra».

Poi la dedica di un premio che ha il sapore della ripartenza: «Il primo pensiero va alle mie brigate, di sala e di cucina, al loro lavoro incessante che mi ha permesso in questi anni di portare avanti la mia idea di cucina, sviluppando una filosofia che è la mia ma che mi auguro possa essere oggi condivisa e sposata da tutti». Poi il futuro, che sarà roseo seppure in salita: «L’evoluzione continua e costante del mio lavoro è ciò che mi auguro. Come anche una maggiore serenità come categoria, nella speranza che presto la ristorazione possa tornare a dare sapore all’Italia intera. Auguro al nostro ristorante e a tutti i colleghi di poter presto riaccendere i fuochi e di avere sale gremite di gente».