Vinum, prima manifestazione della rinascita

ALBA Seconda parte dell’intervista con Fabrizio Pace, direttore dell’Associazione commercianti albesi.

Le categorie produttive dell’intero Paese sono allo stremo. Come si riparte, Pace?

«Chiediamo allo Stato, alla Regione e al Comune di fare quanto in loro potere, ai diversi livelli. Riconosciamo che il presidente Alberto Cirio e il sindaco di Alba Carlo Bo sono già intervenuti: Alba è stata la prima città in Italia a dare la possibilità d’accesso alle imprese a provvedimenti finanziari a tasso zero, grazie all’accordo tra Aca, Comune e Banca d’Alba. Ma vorremmo ora dal Municipio uno sforzo ulteriore: molto bene lavorare al terzo ponte, all’Asti-Cuneo e alla casa della salute come mete di prospettiva. Intanto, sollecitiamo alcuni altri temi. I turisti che torneranno dovranno trovare Alba in grande forma: quindi, si parta subito dalle piccole azioni».

Che cosa intende?

«Per esempio, maggior pulizia in centro e in periferia; la sostituzione dei cestini portarifiuti, non più adeguati e spesso sporchi; la revisione dell’arredo urbano: non possiamo avere cinque tipi di panchine diverse in piazza Ferrero. Urge, nel giro di pochi mesi, un progetto globale. Serve anche più attenzione ai regolamenti: se è vietato buttare le cicche a terra, cominciamo davvero a fare le multe a chi contravviene».

In corso Piave hanno chiuso quindici attività. Come si può reagire?

«Si può provare a coordinare un’azione comune nei confronti dei proprietari degli immobili per la riduzione degli affitti, di concerto con l’Amministrazione che potrebbe tagliare le imposte. L’Aca si propone come parte attiva nel cercare imprenditori capaci di rivitalizzare quella zona. Del resto, la pandemia ci ha mostrato molto bene che se i negozi chiudono si genera desertificazione nei quartieri».

Su questi temi vi state muovendo nel concreto?

«Presenteremo questi e altri progetti entro marzo, nell’ambito della candidatura regionale per il distretto commerciale diffuso Alba, Bra, Langhe e Roero. Stiamo lavorando con l’Ascom di Bra e pure con il Doglianese. Tra quelli che si stanno organizzando, il nostro sarà il distretto commerciale più grande del Piemonte, con ben 81 Comuni. Abbiamo chiesto e ottenuto anche la collaborazione delle altre associazioni di categoria e della Camera di commercio di Cuneo. Se il progetto sarà giudicato adeguato, entro pochi mesi si preciseranno i contenuti, che la Regione intende finanziare con un milione e mezzo di euro. Si tratta di una grande opportunità da cogliere subito, come si sta facendo con i fondi europei legati alle infrastrutture».

Quindi, lei vede l’uscita da questo lungo e difficile periodo di pandemia come un’opportunità?

«Certamente. Ripartiremo alla grande. Abbiamo tutte le risorse per poterlo fare».
Insomma, non si farà Vinum, ma la Fiera internazionale del tartufo bianco d’Alba segnerà la rinascita?
«Al momento non abbiamo ancora rinunciato: non è detto che Vinum non si faccia. Per ora le date sono state spostate in avanti, a fine maggio o inizio giugno. Potrebbe essere Vinum la prima manifestazione della rinascita, certamente con mascherine al viso e ingressi contingentati. Del resto, siamo riusciti a portare avanti nell’autunno scorso tre settimane di Fiera del tartufo. Perché non Vinum, in questo momento?».

m.g.o.