Abitare il piemontese: scopriamo il significato della parola deuit

DEUIT garbo, stile, modo di fare, educazione, grazia d’azione.

Una delle parole più straordinarie e intraducibili della lingua piemontese è deuit. L’assonanza ci riporta all’etimologia di dotto e pare possa essere proprio quella la derivazione latina, con il termine doctus. A darcene notizia fu Camillo Brero che si rifece al dizionario etimologico piemontese del Levi (1927). Pertanto chi è provvisto di bel deuit sarebbe istruito, educato, dotto, aggraziato nelle proprie azioni. Magari inconsciamente, nell’indole.
Il deuit è il modo di fare, il garbo, lo stile. Ecco perché può essere connotato come positivo o come negativo: Che bel deuit, si dice per fare un complimento; equivale alle cosiddette buone maniere, al decoro, all’essere avvezzi. Quando invece si accusa di essere sensa deuit in tono dispregiativo, ci sono molte probabilità che l’atteggiamento a cui si fa riferimento sia assai sgarbato. Infatti, da qualche parte in Piemonte, vi è questo puntualissimo detto Avèj ël deuit ch’a l’han j’aso a plé ij bëscheuit (avere il tatto che hanno gli asini a pelare i biscotti).

Il deuit è un carattere individuale: non esiste una società che ha deuit, ma sempre e solo una persona alla volta. Altra parola che fa il paio con deuit, anche per una questione di intraducibilità, è senz’altro il cosiddetto ghëddo, ovvero quel qualcosa di unico che caratterizza la persona. Il ghëddo (di cui già parlammo tempo fa) è il brio, è quel carattere adatto alla situazione, che identifica la personalità. S-lì o  ȓ’ha ‘ȓ  ghëddo giust (quel tale ha il piglio giusto), è la firma inconfondibile dell’individuo nello svolgere un’azione, sia essa un lavoro, un gioco, un’arte!
Ghëddo e Deuit, oltre a non essere affatto sinonimi, vanno accettati così come sono, è inutile provare a tradurli più di tanto. Chi si fa interprete di queste due parole, connota un’attenta presa di coscienza della realtà, sa mettersi al servizio delle necessità, si muove con meticolosità e volontà ferrea raggiungendo un alto valore sociale. Non si tratta soltanto di parole, ma di un modo di essere, di pensare e di fare, un’autentica espressione di piemontesità.

Paolo Tibaldi