Anche l’architettura può dare più valore al territorio

LETTERA AL GIORNALE Gentile direttore, ho letto con interesse quanto pubblicato nelle scorse settimane in merito alla tutela del paesaggio in relazione alle vicende legate alla nuova costruzione nei pressi di Cascina Langa. Da studente di architettura appassionato alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio accolgo con grande piacere l’appello del signor G.R., autore della lettera pubblicata su Gazzetta n. 12 del 23 marzo, e sono pienamente d’accordo con la necessità di preservare il territorio.

Nella facoltà di architettura di Torino si studia con attenzione il tema della tutela sia per quanto riguarda la valorizzazione del costruito, sia per preservare l’ambiente e il territorio naturale. Rimarcando il fatto che la costruzione di edifici rimane un’attività di estrema importanza, è doveroso sottolineare che questo deve essere condotto in maniera attenta, soprattutto quando ci si trova a operare in territori delicati come quelli di Langhe e Roero. Il tema della costruzione di edifici destinati alle attività vitivinicole richiede una posizione di primaria importanza nella nostra architettura locale. Questi territori offrono un ampio panorama di esempi molto diversi tra loro per qualità e tipologie, come: edifici tradizionali che rimandano a costruzioni con caratteri tipici, ma anche strutture profondamente moderne alle volte in contesti non molto appropriati, o ancora architetture organiche che si legano molto bene con il territorio circostante, per esempio Cascina Adelaide a Barolo e poi soluzioni miste che uniscono sapientemente le preesistenze con architetture contemporanee di grande qualità, spesso considerate simboli del nostro territorio, come la tenuta Monsordo Bernardina con l’Acino.

L’architettura può essere quindi un grande espediente per la valorizzazione di un territorio, ma questa deve trovare un legame profondo con il contesto naturale che la circonda in modo da uniformarsi armonicamente. La decisione di edificare su quella collina di Trezzo Tinella mi rattrista; mi mancherà non poter più assaporare la tranquillità che ho respirato molte volte proprio su quella strada in sella alla mia bici.

A ogni modo manterremo alta l’attenzione e giudicheremo il risultato, nella speranza che gli organi e gli enti delegati alla tutela del paesaggio mettano in pratica questi concetti. Non è più il tempo di commettere altri errori ma di riflettere e agire con prudenza; ce lo chiede il territorio e ce lo chiede il clima.

Fabio Ambrogio, Alba

L’Acino nella tenuta Monsordo Bernardina della famiglia Ceretto.

Gentile signor Ambrogio, grazie per la sua testimonianza e pacatezza di fronte a un argomento che Gazzetta ha affrontato di nuovo anche nello scorso numero, riportando tutte le posizioni (salvo chi non ha voluto rispondere o esporsi in prima persona). Allo stesso tempo ci impegniamo a far crescere la coscienza ecologica e ambientale di fronte a un patrimonio naturale e culturale di cui giustamente si va fieri, ma che ha bisogno di essere tutelato, consegnandolo il più possibile integro e sano alle prossime generazioni.

g.t.