Ludopatia, schieramenti a confronto durante il dibattito in aula

Foto di repertorio

TORINO Nell’aula di palazzo Lascaris si è svolta la discussione generale sulla proposta di legge sul Contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico, presentata dal gruppo della Lega che intende modificare la legge attualmente in vigore, la 9 del 2016.

A illustrare il testo, come primo firmatario il consigliere Claudio Leone: «Il provvedimento va a correggere la normativa precedente, che non va rigettata in toto, ma ci poniamo obiettivi importanti, in primis introdurre modifiche finalizzate a tutelare la dignità del lavoro e i posti dei 5mila lavoratori attivi del settore del gioco d’azzardo legale. Inoltre, vogliamo rendere più capillare la lotta alla ludopatia, utilizzando meglio le risorse a disposizione».

«La nostra proposta di legge vuole garantire un gioco regolamentato e ben controllato, gestito dallo Stato, tutelando i lavoratori di quel comparto ed evitando che si creino degli spazi vuoti in cui è facile che si insinui la malavita», ha affermato il capogruppo della Lega Alberto Preioni. «Oltre a combattere l’illegalità vogliamo che a quell’1,5% di giocatori definiti problematici secondo i dati dell’Ires siano offerti percorsi di cura, aumentando le risorse per l’attività dei Sert».

Contrarietà nel metodo e nel merito è stata espressa dal gruppo del Pd e in particolare dal capogruppo Raffaele Gallo, che ha ricordato come non ci sia stato confronto né con le associazioni del settore, né con le forze di opposizione e che i 60mila emendamenti di minoranza siano la risposta per approfondire quanto non è stato fatto in Commissione. «La legge 9/2016 funziona, è sbagliato smantellarla perché è riuscita a trovare un punto di equilibrio, contemperando due aspetti essenziali, ovvero la tutela della salute e il diritto al lavoro».

Contrario anche il capogruppo dei Moderati, Silvio Magliano: «Sulla presunta perdita di posti di lavoro avremmo voluto discutere in Commissione e invece di abrogare una legge si potevano creare misure per facilitare – ad esempio a livello urbanistico e amministrativo – la possibilità di adeguamento alla stessa da parte degli esercizi commerciali».

«I dati ufficiali provenienti da Ires, dall’Osservatorio regionale sul mercato del lavoro, dalle Asl, dal Cnr indicano gli effetti positivi prodotti dalla legge del 2016, negarli da parte della maggioranza significa agire in spregio alle istituzioni», ha aggiunto il capogruppo di M4o, Giorgio Bertola.

«Siamo contro l’abrogazione della legge attualmente in vigore, che ha reso un servizio alla comunità: sono stati risparmiati 700milioni di euro dal 2016 a oggi e con la riduzione dei volumi del gioco sono state ridotte anche le occasioni per iniziare a giocare, un modo per tutelare le persone incapaci di difendersi dalla spirale del gioco patologico», ha affermato Sean Sacco, presidente M5s.

Per Mario Giaccone (Monviso) non si possono creare prospettive economiche se entrano in conflitto con la salute pubblica. «Dal 2017 al 2019 c’è stata una diminuzione dei ludopatici del 20%, la legge 9/2016 è stata costruita in modo equilibrato non per debellare il gioco d’azzardo ma per arginarne gli effetti, non era una legge liberticida».

«Non vogliamo tornare al casinò Piemonte e non accetteremo questa sanatoria», ha dichiarato Marco Grimaldi (Luv), sottolineando come la legge in vigore abbia ridotto le occasioni di gioco e il numero dei malati.

Durante il dibattito sono intervenuti anche Alessandro Stecco e Riccardo Lanzo (Lega), Monica Canalis, Domenico Rossi, Diego Sarno (Pd), Sarah Disabato, Ivano Martinetti (M5s) e Francesca Frediani (M4o).