Occasione per far uscire il Risorto dai recinti sacri

PENSIERO PER DOMENICA – PASQUA DI RISURREZIONE – 4 APRILE

Non è facile per nessuno mantenere le promesse. I nostri governanti ci avevano assicurato un Natale sereno, poi una Pasqua in libertà e invece siamo ancora alle prese con il Covid-19. Il duello tra la vita e la morte cantato nella Sequenza pasquale ha visto finora trionfare la morte. Noi però dobbiamo annunciare la risurrezione, perché questo è il messaggio di Pasqua. Ma facciamo fatica a parlare di risurrezione. È diventata una parola logorata dall’uso. Proviamo a rivitalizzarla alla luce delle letture.

La risurrezione di Gesù Cristo, miniatura realizzata all’interno d’una lettera iniziale di libro liturgico.

La risurrezione non è un evento quotidiano, nemmeno un miracolo come altri fatti strabilianti che troviamo nel Vangelo. È qualcosa di incomparabilmente più grande. Il paragone evangelico del seme che caduto in terra, muore per risorgere come nuova pianta è molto suggestivo, è la trovata più geniale di Gesù, ma basta a darci speranza quando una persona cara ci lascia? La risurrezione non è il risveglio di una persona morta, paragonabile al nostro risveglio dal sonno. Nel Vangelo (Gv 20,1-9) si descrive il sepolcro vuoto, non la risurrezione di Gesù. Questa non è un tornare indietro, ma un salto in avanti, l’ingresso in una vita nuova di cui non abbiamo né idea né esperienza. Eppure dobbiamo provare ad annunciarla.

Un bell’esempio viene da Pietro, che, nel racconto degli Atti, non perde occasione per lanciare un messaggio di novità e speranza. Ogni ambiente è propizio. Nel brano odierno, l’annuncio della risurrezione, nel contesto del dialogo con Cornelio (At 10,34-43), avviene in una casa e suona come invito a fare una scelta di vita radicale, segnata dal Battesimo. Altre volte l’annuncio avviene in piazza, in una discussione di popolo. Pietro riusciva a parlare perché Gesù risorto l’aveva misteriosamente incontrato, ma più ancora perché segnato da questa esperienza. Noi abbiamo relegato questo discorso nelle chiese e nelle aule di catechismo e anche qui rischiamo di essere poco convincenti. Proviamo allora a chiederci se il Risorto l’abbiamo incontrato davvero, cioè se portiamo dentro di noi l’esperienza del suo amore. Se è così ci attende un ultimo passo.

A Pasqua Gesù vuole “uscire”. Non dal sepolcro: l’ha già fatto. Papa Francesco ci ha ripetuto molte volte che «Gesù sta alla porta e bussa». Non come chi sta fuori e bussa per entrare, ma come chi è chiuso dentro e bussa per uscire! Secondo la Bibbia, a Dio piace stare in mezzo alla gente più che non l’aria asfittica dei luoghi sacri. Allora questa Pasqua dalle chiese semivuote può essere l’occasione per vivere l’esperienza della risurrezione nelle nostre case cominciando magari a vivere una Pasqua di fraternità e di gentilezza, nel segno dell’enciclica Fratelli tutti.

Lidia e Battista Galvagno