Beni culturali valorizzati con l’8 per mille: Alba prepara una fiaba digitale per il museo diocesano

Mudi, museo diocesano

CHIESA «Nell’emergenza non basta sopravvivere, bisogna sognare. La cura della bellezza sicuramente deve rientrare nei nostri progetti per il futuro», lo ricorda spesso monsignor Derio Olivero, vescovo di Pinerolo e delegato Cep (Conferenza episcopale piemontese) per i beni culturali. Un’affermazione che trova un riscontro concreto nei fondi dell’8 per mille che la Chiesa cattolica investe in questo settore. Solo lo scorso anno i dati relativi alle numerose pratiche Cei sui beni culturali ecclesiastici e edilizia di culto per il Piemonte e la Valle d’Aosta indicano una cifra che sfiora i 18 milioni di euro.

Monsignor Derio Olivero, vescovo di Pinerolo

«Le risorse economiche dell’8xmille utilizzate dai vescovi italiani vengono destinate alle diocesi e agli istituti culturali per mantenere un grande patrimonio culturale a favore delle persone e delle comunità», sottolinea don Valerio Pennasso, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per i beni culturali ecclesiastici. «Serve per questo una grande capacità di programmazione e progettazione a partire da una buona conoscenza delle situazioni, delle condizioni in cui si trovano le cose e soprattutto delle prospettive della loro valorizzazione». In particolare fissando l’obiettivo sulle diocesi di Piemonte e Valle d’Aosta rimarca che «i risultati ben evidenti dei loro progetti dimostrano l’efficacia nell’utilizzo delle risorse economiche, pensate soprattutto nella prospettiva degli investimenti, capaci cioè di generare nuove prospettive e di mettere in sicurezza un patrimonio soprattutto a servizio delle diverse comunità. La progettazione culturale, capace di coinvolgere gli enti locali, le istituzioni di formazione e le fondazioni bancarie, dimostra una grande capacità nel fare rete e creare sistemi. Si stratta di un grande laboratorio di innovazione culturale e tecnologica, che mette al centro le diverse comunità e valorizza la grande disponibilità del volontariato».

Un grande patrimonio ancora troppo poco conosciuto.

«ll tempo della pandemia è un tempo che ci costringe anche a distinguere le cose veramente importanti da quelle meno. Credo– afferma mons. Olivero – che il patrimonio artistico piemontese si collochi tra quelle importanti, a volte anche troppo poco conosciuto tra gli stessi piemontesi. La Chiesa negli anni ha speso tantissimo con l’aiuto dell’8permille per restaurare e soprattutto negli ultimi vent’anni per valorizzare anche in modo molto originale e creativo. Spesso quando si parla di regioni che hanno interesse culturale non si cita il Piemonte e invece qui c’è moltissimo. In questi anni con l’8per mille si è speso tantissimo, e tanto è stato realizzato con l’apporto dei volontari a cui rivolgo un grazie enorme».

Alcuni progetti realizzati in Piemonte

Variegati i progetti presentati alla Cei, dal restauro di beni alla gestione degli archivi, dalla valorizzazione dei musei diocesani, alla messa in sicurezza di chiese fino ad attività di valorizzazione in chiave pastorale di progetti culturali.

Guarda alle nuove generazioni L’ora della fiaba, la video fiaba digitale che sarà fruibile sulla piattaforma del Sistema museale diocesano di Alba e sul sito di www.langamedievale.it.

Un progetto innovativo che si inserisce nel contesto di potenziamento delle sedi del Mab (museo, archivio, biblioteca). «Abbiamo pensato – illustra Silvia Gallarato, direttrice dell’ufficio diocesano beni culturali di Alba – a questo progetto di valorizzazione del patrimonio per attivare un processo di rilettura della memoria e dei luoghi per creare con la comunità nuove storie finalizzate a favorire la comprensione del patrimonio e a incentivare il senso di appartenenza e di affezione». Incontri e laboratori con professionisti e mediatori culturali permettono di tradurre narrazioni, parole e immagini in una fiaba scritta e illustrata a più mani dalla comunità. Tutto nell’ottica di creare solidarietà e unione tra le persone, una sorta di «scrittura di comunità».

Silvia Gallarato direttrice dell’ufficio diocesano beni culturali di Alba

Sul solco di più sicurezza e valorizzazione si pone l’intervento sostenuto nella Cattedrale di Novara dedicata a Santa Maria Assunta che con complesso degli edifici monumentali ad essa collegati – il battistero, il palazzo vescovile, la canonica e la chiesa della confraternita di San Giovanni Decollato – costituisce un nucleo di particolare interesse all’interno dell’impianto urbanistico della città, sia per le testimonianze di carattere storico che racchiudono sia per i pregi artistici che esprimono. «Si tratta – spiega il direttore dell’ufficio diocesano novarese per i beni culturali ecclesiastici, Paolo Mira – dell’ultimo intervento nel duomo di una serie che si sono realizzati (non tutti finanziati dalla Cei), negli anni. Con questo abbiamo messo a norma l’impianto elettrico, grazie al finanziamento 8 per mille ora è più in sicurezza e grazie a questo nuovo impianto più valorizzato nella sua bellezza». Il contributo Cei per l’impiantodi illuminazione è stato di circa 38mila euro su 62mila del progetto totale. «Un sostegno importante – commenta Mira – senza questo aiuto non si sarebbe potuto intervenire e ci ha permesso di attivare la ricerca di altri fondi».

Un intervento tutto a chilometri zero è quello realizzato nel cuneese a Borgo San Dalmazzo. Con un contributo importante è stato realizzato un nuovo centro parrocchiale di Gesù lavoratore. «Avevamo la necessità – racconta il direttore dell’ufficio diocesano per i beni culturali Igor Violino – di nuove aule, di un salone parrocchiale e di una piccola cappella perché i locali precedente erano inadeguati». Un percorso avviato nel 2015 e che si concluderà entro l’autunno. Un progetto che ha ottenuto il contributo 8 per mille determinate per la sua realizzazione sulla voce dei finanziamenti per i nuovi edifici di culto (articolo 7) per oltre 500mila euro. «Abbiamo ricercato anche altri sostegni economici attraverso fondazione ed enti, oltre che con una raccolta fondi promossa dal parroco, don Marco Riba. È un cantiere molto grosso per la nostra diocesi che ha altri cantieri in particolare delle ristrutturazioni e restauri, ma con cifre più basse». L’obiettivo di questa nuova struttura è quello di permettere alla comunità di vivere tutte le varie attività in uno spazio a norma e in superficie. Il progetto è stato realizzato dall’architetto Massimo Desmero, un parrocchiano di Geù lavoratore e la ditta che ha vinto la gara di appalto è la Santino costruzioni di Cuneo, tutto a km zero.

Chiara Genisio