L’amore possibile: l’amore omosessuale e la morale cristiana

IL CASO «In una concezione dell’agire umano, che meglio evidenziasse il carattere simbolico di un’azione, nella quale s’incarna e si esprime l’intenzione personale, si potrebbe anche meglio rendere ragione di come un atto omosessuale possa essere espressione di amore personale. Una concezione simbolica delle azioni è supportata, peraltro, da una più complessiva antropologia simbolica, fatta propria dallo stesso Magistero della Chiesa, per il quale la persona umana è una totalità unificata di spirito e corpo. Stante questa antropologia simbolica, non sussiste amore personale che non sia corporeo e quindi, nella misura in cui si riconosce alla persona omosessuale la capacità di amare donando sé stessa ad altri, si dovrebbe anche riconoscere la possibilità, se non l’inevitabilità, che si esprima negli atti del corpo»: è uno dei passaggi di L’amore possibile. Persone omosessuali e morale cristiana (Cittadella, pagg. 207, euro 15,90), con cui don Aristide Fumagalli, della diocesi di Milano, docente di teologia morale alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, affronta la valutazione morale dell’esperienza omosessuale (vedi anche i servizi alle pagine 16-18). La ricchezza dei dati, dalla Bibbia alla tradizione al Magistero e alla teologia, intende fornire una riflessione sul discernimento ecclesiale alla luce degli esiti delle scienze umane e delle conoscenze scientifiche a oggi validate, il tutto e sempre nell’ottica dell’amore cristiano.

Nell’epoca del cambiamento della mentalità e dei costumi sessuali destano speciale attenzione le unioni omosessuali, sia per la loro visibilità pubblica, a fronte di una lunga storia di clandestinità, sia per le opposte reazioni che suscitano, di pieno riconoscimento, anche giuridico, o di avversione omofoba, anche violenta.

Il vaglio dell’amore omosessuale nell’ottica della morale cristiana implica i seguenti interrogativi: l’amore omosessuale può essere amore interpersonale? Può essere di qualità cristiana? Può essere un’altra espressione dell’amore cristiano rispetto all’amore eterosessuale? In che misura? Insomma, l’amore omosessuale è cristianamente possibile? Il discernimento teologico-morale proposto in questo libro affronta queste domande mirando a un’interpretazione e valutazione cristiana dell’amore tra due persone omosessuali.

Il giudizio morale non può essere astratto ma deve far riferimento alla condizione concreta delle persone e anche ai risultati scientifici. La condanna degli atti omosessuali, spiega il teologo, «non contempla la possibilità, sconosciuta sino all’epoca contemporanea, che essi corrispondano alla natura della persona ed esprimano l’amore personale». Non quindi atti dettati da «idolatria religiosa ed egoismo edonistico», le due condizioni che li rendono inaccettabili, ma «espressione di amore personale cristiano».

Fumagalli parte da un dato scientifico che non si può ignorare. Infatti, gli studiosi sono in gran parte concordi nel considerare l’omosessualità «espressione di una condizione esistenziale che costituisce e pervade, similmente all’eterosessualità, l’identità della persona». Il teologo non nega i limiti dell’amore omosessuale come la riduzione dell’alterità sessuale e l’assenza della fecondità generativa, che però può essere compensata «da fecondità spirituale, relazionale e sociale», ma sottolinea l’importanza di un cammino graduale dall’idealismo astratto del «tutto o niente», alla ragionevolezza del «meglio possibile».

«Si tratta di integrare tutti, si deve aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, perché si senta oggetto di una misericordia immeritata, incondizionata e gratuita (Amoris laetitia, 297) e papa Francesco ha affermato più volte che dobbiamo passare dalla cultura dell’aggettivo alla teologia del sostantivo», scrive monsignor Marcello Semeraro nella prefazione al testo, chiedendosi «come può ciascuno di noi, come Chiesa, essere strumento e luogo d’incontro tra la persona omosessuale e la misericordia di Dio». Come sostiene Giannino Piana nella postfazione, «Aristide Fumagalli, in questo prezioso e innovativo lavoro interpretativo e puntuale, pur pervenendo a un giudizio morale non più incasellato nelle categorie tradizionali, richiama il senso di responsabilità dell’amore possibile fra persone omosessuali con criteri che risultano, infine, i medesimi dell’amore eterosessuale».

Walter Colombo

Inchiesta: L’AMORE POSSIBILE