Caritas e azzardo: il gioco crea deprivazione economica e rottura delle relazioni

Immagine d'archivio

AZZARDO Anche la Caritas ha portato il suo contributo al dibattito in corso in Regione sul disegno di legge per il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico. Il delegato regionale Pierluigi Dovis ha presentato in audizione davanti alla III e IV commissione una approfondita analisi sull’attuale situazione. Da anni la rete delle Caritas diocesane è impegnata su questo fronte con uno sguardo particolare sulle conseguenze socio-economiche che il gioco genera nella vita della persona.  Dovis ha evidenziato che principalmente sono: deprivazione economica temporanea con tendenza alla cronicizzazione e all’accrescimento quantitativo del disagio, incrinatura e rottura delle relazioni primarie, perdita dei beni essenziali di riferimento (casa, lavoro, salute, relazioni) fino ad arrivare, in alcune situazioni, alla caduta in forte compromissione e povertà grave.

Pierluigi Dovis, incaricato regionale Caritas

«Stiamo parlando, a oggi, di una percentuale riscontrata tra chi si rivolge alla nostra rete quantificabile intorno al 10% del totale – ha evidenziato – in prevalenza cittadini italiani, maschi, appartenenti alla fascia d’età 30-50 e over 70. Non risulta, a oggi, richiesta di sostegno da parte di operatori economici del comparto del gioco imputabile a crisi del settore dovuta alla pandemia e agli effetti dell’attuale legislazione vigente».

Con uno sguardo a tutto il territorio regionale  segnala che dall’inizio del periodo pandemico le Caritas stanno «raccogliendo primi e ancora timidi segnali di un incremento del ricorso alle formule di gioco online in cui sono coinvolti in particolare giovani e persone anziane, e si stanno affacciando storie che raccontano di volontà di tentare la fortuna vista la reale o presunta carenza di altri agganci strutturali per mantenere i bisogni personali e le non chiare prospettive future di ripresa».

In particolare, rispetto al disegno di legge regionale, Dovis ha ribadito che   «meglio di una riformulazione delle norme con un articolato ex novo sia utile e più coerente un ampliamento ed approfondimento di alcuni elementi in esse contenute, facendo tesoro dell’esperienza maturata». Sono sei gli elementi che il delegato regionale Caritas ritiene debbano essere affrontati: la prevenzione (il tema più urgente), la stabilizzazione delle procedure di arginamento, la sensibilizzazione alla cultura del divertimento sano, la predisposizione di strumenti di riqualificazione e ricollocazione di operatori in sofferenza, l’azione di lobbing per un miglioramento della legislazione statale sul tema e infine l’organicità del coinvolgimento della società civile.

«Alcuni di questi elementi – ha concluso Dovis – sono riscontrabili nel testo del Ddl, altri ci paiono ancora scarsamente affrontati o interpretati in maniera almeno in parte differente, altri infine del tutto assenti. La difficile situazione in cui ancora stiamo transitando richiede la ferma volontà di perseguire obiettivi di ampio respiro capaci di generare prospettive. Va, quindi, valutata attentamente l’opportunità di provvedimenti che, come questo, raggiungono ambiti della vita personale molto profondi e passibili di essere soggiogati da illusione. Ci auguriamo che queste riflessioni posano aiutare a definire meglio non solo il possibile testo, ma anche a riconsiderare l’opportunità in luogo di una modifica radicale quello di una risistemazione di alcuni elementi sul testo in vigore».

ch.g.

Gazzetta d’Alba, sul numero di martedì 22 giugno, dedica ampio spazio al dibattito in corso sulla nuova legge sul gioco d’azzardo.