Terzo ponte. «L’Albertino resta il vero nodo»

LE OPINIONI  C’è chi solleva interrogativi sull’operazione terzo ponte. Tra questi c’è Roberto Cavallo, agronomo, divulgatore ed ex assessore all’ambiente ad Alba. «Da albese, mi pongo una serie di domande sull’opera. La prima è: a che tipo di viabilità si punta? Negli anni passati, ho condotto una ricerca empirica in merito. A emergere è stato il fatto che il 78 per cento del traffico in ingresso da Alba proviene dai corsi Canale, Bra, Piave ed Europa. Solo un quinto delle auto arriva dall’area di Asti. In effetti, per chi proviene da Asti o da Milano per andare oltre (verso Cuneo o la Liguria) è improbabile il passaggio in città. Questo deve far riflettere, pensando a quando l’Asti-Cuneo sarà completata. A questo punto, mi chiedo se l’opera abbia davvero un senso. La tangenziale est è stata concepita in un periodo storico in cui Miroglio e San Paolo erano insediamenti produttivi in piena attività, con un elevato traffico di mezzi. Senza dimenticare il fatto che, nel frattempo, nell’area del torrente Cherasca sono aumentati gli insediamenti residenziali».

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Roberto Cavallo

Collegato all’aspetto urbanistico, c’è quello ambientale: «Nel caso di opere di utilità pubblica ritengo sia necessario mettere i vari interessi in gioco sul piatto della bilancia, per valutarne pro e contro. E mi chiedo se sia questo il caso di intervenire su zone di grande interesse naturalistico. Mi riferisco in particolare agli stagni di Mogliasso, sulla sinistra Tanaro, e alla confluenza del fiume con il Cherasca, sulla destra: si tratta di alcune tra le poche aree naturali intatte presenti lungo il corso, che inevitabilmente verrebbero stravolte per effetto della cementificazione». Cavallo propone un altro approccio: «Se si parla di migliorare e decongestionare il traffico su Alba, penso bisognerebbe concentrarsi sul ponte Albertino, che rimane un elemento di divisione, eccessivamente trafficato da un numero di automobili che forse potrebbe essere ridotto in modo importante grazie a soluzioni alternative. Quali? Navette di collegamento con il centro città o con soluzioni ugualmente sostenibili. Da anni ritengo che si potrebbe pensare a una pedana ciclopedonale ancorata al vecchio ponte sul Tanaro, a sbalzo, arredata con panchine, così da renderla un punto di passaggio e allo stesso tempo di attrazione turistica, grazie a una visione panoramica sul fiume. In questo modo, si riuscirebbe a collegare il centro con Mussotto, offrendo un percorso alternativo e sostenibile a chi proviene dai corsi Canale e Bra. Parliamo di un’opera pubblica che costerebbe al massimo alcuni milioni di euro, meno di un decimo rispetto al terzo ponte».

Francesca Pinaffo

«Altro che transizione ecologica, andiamo in direzione opposta»

«Un progetto datato, che guarda al passato anziché al futuro»: tra chi si schiera contro al terzo ponte e alla sua utilità, c’è l’attuale consigliere regionale del Movimento 5 stelle Ivano Martinetti, partito dai banchi albesi di piazza Duomo. «Prima di tutto, il nuovo ponte non sarà supportato da un’adeguata rete viaria sul territorio comunale. Oltre al fatto che, in tutto il mondo, si tende a escludere il traffico privato da zone molto ampie dei centri urbani, promuovendo piuttosto i mezzi collettivi. Ad Alba si sta prendendo esattamente la direzione opposta: nell’epoca della transizione ecologica bisognerebbe ragionare con nuovi paradigmi, attraverso strumenti di mobilità sostenibile, a basso impatto, nell’ambito di un sistema di economia circolare».

Il consigliere regionale del Movimento 5 stelle Ivano Martinetti

Prosegue Martinetti: «Già oggi il traffico in ingresso e uscita della città è congestionato, con dirette conseguenze sulla puntualità dei bus urbani ed extraurbani, oltre agli impatti ambientali connessi. In più, considerando anche la forte vocazione turistica e la struttura del centro storico albese, una pianificazione urbanistica moderna richiederebbe piuttosto una pedonalizzazione completa del nucleo centrale e ampi parcheggi d’interscambio che riducano gli accessi dei veicoli al minimo indispensabile».
Conclude Martinetti: «Con le decine di milioni di euro che si intendono spendere per quest’opera, per me fine a sé stessa, si potrebbe agire in modo molto più incisivo sulla struttura cittadina, valorizzando e riqualificando anche i quartieri esterni, ammodernando le infrastrutture necessarie agli albesi e creando una mobilità sostenibile ed efficace, con ricadute positive su benessere sociale, turismo e occupazione».

f.p.