Giacomo Oddero, una vita per l’acquedotto delle Langhe

RICONOSCIMENTO Giacomo Oddero nasce il 16 settembre 1926 in frazione Santa Maria di La Morra. La sua vita è spesa nel cercare di traghettare le Langhe dalla malora al benessere. Antifascista già dalla tenera età, frequenta il liceo classico ad Alba prendendo il diploma nel 1946. Nel 1950 si laurea in Farmacia a Torino e diventa farmacista in via Maestra con l’indimenticato Luciano Degiacomi, fino al 1992. Negli anni Sessanta si avvicina alla politica attiva. La capacità di mediare, di ascoltare, senza mai imporsi, ma di prendere decisioni anche difficili lo portano a candidarsi sindaco a La Morra, carica che ricoprirà dal 1965 al 1970. Dal 1970 al 1987 è consigliere e assessore provinciale all’agricoltura. Dal 1976 al 1992 ricopre il ruolo di presidente della camera di commercio di Cuneo, dal 1992 al 2006 della Fondazione Crc. Presidente dell’Ente Turismo dal 1990 al 1995. Fonda l’acquedotto delle Langhe di cui sarà presidente dal 1971 al 1991. È stato presidente dell’Onaf, consigliere nazionale Onav ed è sommelier ad honorem.

«Per fare il vino ci vuole l’acqua» ripete da sempre Oddero

Oddero con, a fianco, le due figlie durante la premiazione di sabato 3 luglio.

«Per fare il vino ci vuole l’acqua», è ciò che ripete Giacomo Oddero più volte nelle interviste realizzate. Una frase che sintetizza la battaglia di una vita del farmacista di via Maestra, premiato sabato 3 luglio al castello di Grinzane Cavour, con un omaggio doveroso per l’impegno nel realizzare l’Acquedotto delle Langhe e risolvere l’atavico problema della mancanza di acqua nella terra di Langa.

Oddero lascia scorrere i ricordi: «Sono nato nel 1926, la mia prima vendemmia è stata a quindici anni, quindi si può dire che ho vendemmiato più di 75 volte. Ricordo la prima: c’era ancora il bue che portava a casa le bigonce piene di vino, la pigiatura si faceva in grossi tini con i piedi e si torchiava a mano. Già allora avevo capito che il problema più grande di queste colline è la mancanza di acqua».

Oddero riceve la cittadinanza onoraria a Vezza d’Alba nel 2019.

Un’idea a cui Oddero inizia a lavorare dal 1965 quando diventa sindaco di La Morra, Comune che aveva istituito un consorzio con Verduno e prelevava l’acqua in un pozzo vicino all’alveo del Tanaro. L’acqua pompata non era delle migliori, era del subalveo del fiume, molte volte era fangosa, tutte le altre era di scarsa qualità e costava molto.

Continua il farmacista: «Indissi una riunione con i capifamiglia di Santa Maria e dell’Annunziata, avevo scoperto che lo stato copriva il 50 per cento delle spese se si costruiva un acquedotto rurale e sono riuscito a convincerli ad autotassarsi. Furono i primi passi. Quando fui eletto assessore all’agricoltura della Provincia, il presidente Mario Martini mi disse: “C’è un’idea grande di portare l’acqua dalle montagne del Cuneese fino alle Langhe, sono vent’anni che se ne parla, ma nessuno ha mosso un dito”. Il giorno dopo andai a vedere la sorgente in Val Corsaglia, nel monregalese, una tubazione di 150 metri abbandonata, ma invece di farmi prendere dallo sconforto decisi di provarci e accettai di diventare presidente del consorzio Acquedotto delle Langhe e delle Alpi cuneesi».

Giacomo Oddero con il presidente del Piemonte Alberto Cirio durante una giornata di vaccinazione anti Covid-19 a febbraio.

Mancano i finanziamenti, il Genio civile di Cuneo non crede nel progetto, i Comuni di montagna, con in prima fila Limone Piemonte, non vogliono cedere l’acqua, da Roma non arrivano i finanziamenti. «Ci sono voluti anni di discussioni con i sindaci di Limone e dei paesi limitrofi fin quando capimmo che per avere l’acqua dovevamo portare loro del vino. Credo che sia stato grazie al Barolo, più che al nostro merito, se alla fine ci consentirono di collegarci alla sorgente».​

Il resto lo fece il ministro Donat Cattin che conosceva molto bene le Langhe e che chiese alla provincia di preparare un progetto, firmato da tutti i parlamentari della provincia per ottenere 7,5 miliardi di lire dalle casse dello stato e 3,5 miliardi dalla giovane Unione Europea. Ci sono voluti anni di battaglie ma oggi le case di tutti i paesi di Langa hanno l’acqua corrente e grandi serbatoi garantiscono l’autonomia per 4 giorni per 220 mila persone e migliaia di aziende. Se le Langhe sono passate dalla malora all’Unesco, dal non essere citate sulla guida Michelin ad avere la più alta concentrazione di ristoranti stellati nel mondo, parte del merito lo si deve a Giacomo Oddero e a chi con lui capì l’importanza di portare l’acqua sulle nostre colline.

Marcello Pasquero