Il castello di Castiglione Falletto avvolto dai ponteggi

CASTIGLIONE FALLETTO Ricerca dei materiali originali, attenzione a flora e fauna, recupero dei laterizi storici anche per usi alternativi e consolidamento della struttura. Questo significa rispettare il tempo che, dall’XI secolo (il primo documento è datato 31 luglio 1001), ha plasmato il castello di Castiglione Falletto. Un rispetto che è sinonimo di conservazione, per rendere duraturo questo imponente maniero sul quale, da alcuni anni, grazie al progetto di ristrutturazione dell’azienda vitivinicola Cavallotto, si fanno importanti lavori.

Nelle ultime settimane è stato allestito un ponteggio, ben visibile anche dai paesi vicini, per il consolidamento dei muri esterni del castello. A fare il punto su questo importante lotto di intervento, che durerà fino a dicembre, è Alfio Cavallotto, che afferma: «Il ponteggio è stato piazzato per permettere agli addetti di raggiungere tutti i punti della muratura. Si inizia dal settore più critico: la torretta dei cutei, per ristrutturarne il tetto in legno e le parti in mattoni, andate fuori asse per i cedimenti naturali del terreno, fin dal terremoto del XII secolo, e per la siccità degli ultimi 25 anni, che incide sulle marne. Si proseguirà per stabilizzare tutto il quadrilatero». È un lavoro di precisione: «Le varie fasi», continua Cavallotto, «saranno effettuate da professionisti del restauro: pulitura, rinzappatura della calce e posizionamento di reti per chiudere i fori pontai dove sono presenti sei nidi di taccole che abbiamo deciso di non disturbare fino allo svezzamento dei piccoli. Oltre a questi aspetti siamo attenti al materiale presente che verrà riutilizzato e alla flora del castello, con la conservazione delle piante di capperi, da sempre simbolo dell’edificio».

Si guarda anche al futuro: «Se tutto andrà bene nel 2022 interverremo sulla scala della torre e sulle cucine medievali per poi inaugurare nell’estate. Stiamo rispettando la tabella di marcia per dare una possibilità in più per ammirare e capire lo stupendo territorio Unesco».

Livio Oggero