Licheni d’artista a Santa Vittoria per curare le ferite del cemento armato

SANTA VITTORIA A pochi giorni dall’inaugurazione di sabato 28 giugno, Lichen Berteroa, l’installazione permanente dell’artista Hilario Isola, realizzata con i fondi del bando Distruzione, rappresenta uno degli interventi artistici di camuffamento più innovativi. Abbiamo raggiunto l’autore per alcune domande.

Hilario, quali sono i fattori di innovazione di Lichen Berteroa?
«Rispetto agli altri miei camouflage si tratta di un passo avanti a livello tecnologico ed espressivo. L’azienda Sublitex del gruppo Miroglio ha messo a disposizione i laboratori di ricerca: così il materiale con cui è realizzata l’opera è, insieme, estremamente durevole e completamente compatibile con l’ambiente. Le “incrostazioni” sono realizzate con filamenti di tessuto riciclato colorati “in pasta”, cioè direttamente sul filo, con un pigmento di carbonio. Il risultato è l’intreccio di tre fili di colori diversi, come se si trattasse di un piccolo arazzo».

Quali le novità dal punto di vista espressivo?
«Finora avevo inteso il camouflage come una superficie unica che coprisse l’area da migliorare. Lichen Berteroa, invece, è più simile a un’incrostazione. Una struttura in alluminio tondeggiante richiama la geometria dei licheni: su di essa ho posto le parti in tessuto, tagliato al laser per replicare gli organismi vegetali. Una serie di chiazze tridimensionali trasfigura il cemento: prima nascondevo quello che c’era sotto e lo spettatore non coglieva il dialogo con la ferita nel paesaggio ora affronto direttamente il problema, lo sfido a diventare qualcosa di diverso».

Perché ha scelto un soggetto così insolito?
«I licheni sottolineano alcuni temi dell’opera come sostenibilità e bellezza paesistica. Sono sensibili alle polveri sottili e la loro presenza, in natura, è sinonimo di salubrità dell’aria; inoltre sono esseri antichissimi che vivono sul pianeta, in sintonia con il mondo naturale, da più tempo rispetto alla maggior parte dei viventi».

Quale il messaggio della sua opera per le terre del Roero?
«È un esempio di come si può porre la bellezza paesistica in dialogo con gli sbagli dell’uomo, integrando con un gesto una bruttura, nel mondo dell’arte e della natura. Ora che il muraglione in cemento è stato “aggredito” dai licheni ci accorgiamo di quanto fosse brutto, perché non lo vediamo più: si è evidenziato il problema in maniera poetica e artistica».

Quali saranno gli effetti del tempo sull’opera?
«Non è importante che le cose perdurino: ciò che più conta è la durata delle emozioni che proviamo di fronte a esse. La vera soluzione sarebbe di smettere di colare cemento, non ricoprirlo».

Federico Tubiello