Pedopornografia: a volte il carnefice è proprio la mamma

L’INTERVISTA Parliamo con Fortunato Di Noto, sacerdote e fondatore di Meter Onlus, un’associazione impegnata a tutelare l’infanzia, combattendo gli abusi e le nuove forme di schiavitù, specie la pedopornografia. Ogni giorno, compila precise segnalazioni da inviare alla Polizia postale italiana e alle Polizie estere con dati e link. Da qui, molto spesso, sono partite indagini a livello nazionale e mondiale, con l’arresto e la condanna di vere e proprie reti di pedofili e di pedopornografi.

Don Fortunato, come opera l’associazione?

«Meter ha un’esperienza trentennale, pionieristica. Quando ancora nessuno si occupava di questo fenomeno a danno dei minori, noi iniziavamo una lotta, diventando un punto di riferimento non solo nel fermare il problema ma anche prevenendo, informando e formando. L’Os.Mo.Co.P (Osservatorio mondiale contro la pedofilia) di Meter è un ufficio specializzato nella ricerca dati su Internet, come nella elaborazione dei flussi di traffico per il contrasto di pedofilia e pedopornografia. I tecnici hanno sviluppato un software sofisticato per l’analisi della Rete, con una piattaforma apposita che raccoglie le segnalazioni di abuso sui bambini. In questo modo è possibile ottenere in tempi rapidi una grande quantità d’informazioni inoltrando denunce circostanziate alle autorità competenti. La squadra è completata da psicologi e psicoterapeuti».

Ci può fornire qualche dato sul fenomeno?

«I report annuali di Meter sono sul nostro portale www.associazioneme ter.org. Rappresentano la complessità e la gravità del fenomeno con risvolti criminali. Solo nel 2020, monitorando la Rete, i link sono quasi raddoppiati rispetto al 2019: 14.521 contro 8.489. Si constata un dato interessante ma sconcertante: la quantità di video denunciati è più che raddoppiata, si è passati dai 992.300 del 2019 ai 2.032.556 del 2020 e le cartelle compresse segnalate passano da 325 a 692. Mentre se nel 2019 le immagini segnalate sono state 7.074.194, nel 2020 se ne rilevano 3.768.057, il dato è quasi dimezzato, perché le “semplici” foto non bastano più. I pedofili cercano e producono più video per soddisfare i loro desideri malsani, trovando più appagamento in essi».

In che misura ha influito la pandemia sul traffico della pedopornografia?

«Registriamo l’incremento del materiale segnalato tra febbraio e maggio 2020 in seguito alle misure di confinamento. È cresciuto l’utilizzo dei social media e il tempo dedicato alla Rete da parte dei minori, incrementando così il potenziale numero di bambini soggetti ad adescamento on-line. Le chat sono il principale veicolo di adescamento (anche se non dobbiamo demonizzare) e ne abbiamo denunciate 456 (92 gruppi WhatsApp, 100 su Telegram e 262 su Facebook) alla Polizia postale italiana, ad altre Polizie estere e agli stessi gestori dei servizi. Gruppi di pedofili intrattengono delle discussioni tramite Facebook e poi, sfruttando il collegamento WhatsApp, scambiano il materiale per usufruire della tecnologia end-to-end che assicura la privacy dello scambio. Inoltre i pedopornografi approfittano delle chat segrete di Telegram poiché permette l’autodistruzione di video e messaggi, basta impostare il tempo di visualizzazione concesso».

Chi sono le vittime dei filmati pedopornografici?

«Ogni foto e ogni video è già una vittima abusata. L’età si aggira tra i pochi giorni fino ai 12-13 anni. Una fiorente industria sulla pelle dei bambini; una piaga sotto gli occhi di tutti con decine di milioni di vittime nel mondo. Il fenomeno che nel 2020 ha maggiormente inquietato è stato l’abuso delle “pedomama” (donne che abusano di neonati). Un dramma nel dramma l’abuso perpetrato da donne, madri, ai danni di un minore, il loro figlio-a. Sono stati segnalati, nel 2020, 2.652 video e foto che ritraggono le madri che abusano dei loro figli».

Chi sono i fruitori di questo materiale e cosa li spinge a vederlo?

«I perversi che cercano, trovano e attuano il godimento sessuale sui bambini, sono persone in apparenza “normali”. La pedofilia è una forma offensiva, devastante e non può minimamente essere tollerata o giustificata. Il trauma sui bambini è permanente, devastante».

Cosa fare per cercare di risolvere questo orrore?

«L’abuso sui minori è un omicidio psicologico, e spesso la cancellazione dell’infanzia. Mai stancarsi di lottare per i minori. La pedopornografia è una piaga che da una parte richiede di essere affrontata con molta determinazione dalle istituzioni pubbliche e dalle autorità, e dall’altra, necessita di una presa di coscienza ancora più forte delle famiglie e delle diverse agenzie educative. Bisogna sempre essere vigili nel proteggere i bambini anche nel contesto dei più moderni mezzi di comunicazione. Quindi denunciare e prevenire gli abusi in tutti i vari ambiti della società, senza avere paura e con determinazione. Occorre predisporre interventi specifici per un aiuto efficace alle vittime, favorendo un percorso di liberazione e di riscatto. Infine, bisogna formare nella gente una coscienza salda in modo da sradicare la cultura dell’abuso e di ogni tipo di sfruttamento».

Walter Colombo

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