Le tre sfide da superare per la nostra fede

PENSIERO PER DOMENICA – XXIV TEMPO ORDINARIO – 12 SETTEMBRE

Una volta imboccata la strada verso Gerusalemme, Gesù, da bravo maestro, ha pensato bene di verificare la preparazione dei suoi discepoli. Ha posto loro due domande: «La gente chi dice che io sia?» e «Ma voi, chi dite che io sia?». Ovviamente alla seconda domanda ognuno doveva rispondere individualmente, anche se Marco (8,23-35) registra solo la risposta di Pietro. Dal Vangelo sappiamo che questa prova sarà pienamente superata, ma poi, all’esame finale Pietro e i discepoli saranno tutti bocciati, o meglio, “rimandati”: non a settembre, ma a dopo la risurrezione. Secondo le letture della Messa, anche la nostra fede deve superare tre esami, o tre test.

Gesù e l’apostolo Pietro, affresco nella chiesa di San Pietro in Gallicantu a Gerusalemme.

Il test sulle idee. Anche a noi viene chiesto se abbiamo le idee chiare su Gesù, in un contesto in cui le interpretazioni della sua persona sono tante e diversificate. Da notare che la risposta di Pietro – «Tu sei il Cristo» – non è ancora perfetta, perché si limita ad affermare la fede nella messianicità di Gesù. Egli però si accontenta di questa, perché il suo obiettivo in quel momento era purificare la fede dalle false immagini, soprattutto dal messianismo politico e taumaturgico, per poi riprendere il cammino. Secondo il Vangelo di Marco, la prima risposta esatta e completa non verrà dai seguaci di Gesù, ma sarà quella del centurione romano sotto la croce: «Davvero costui era Figlio di Dio».

La prova dei fatti. È l’esame pratico che prospetta l’apostolo Giacomo, nella sua lettera (2,14-18). Dopo aver ipotizzato il caso di un fratello bisognoso di vestiti e di cibo, chiede: «Se non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve?». Da notare che Giacomo non identifica mai la fede con le opere, né tanto meno le opere con l’osservanza legalistica giudaica, ma vuole affermare che la fede deve incarnarsi nelle opere ed esprimersi attraverso di esse. La fede non nasce dalle opere ma fiorisce necessariamente in esse.

La capacità di resistere alle prove della vita. Le croci della vita rappresentano il test più impegnativo, il “compito in classe a sorpresa” temuto dagli studenti di ieri come di oggi. La sofferenza, esemplificata dalle prove del Servo di cui parla Isaia (50,5-9), è sempre una sfida per la fede, la prova più ardua. Gesù l’ha superata e, con molta chiarezza, ci ha detto che prima o poi una prova analoga verrà a verificare anche la nostra fede. Se non dovessimo superarla subito, ci consola l’esperienza di Pietro che, pur avendo fallito più di una prova, non ha perduto l’amicizia e la stima di Gesù.

Lidia e Battista Galvagno