Per andare avanti bisogna tornare all’essenziale

PENSIERO PER DOMENICA – XXXI TEMPO ORDINARIO – 31 OTTOBRE

Qual è la cosa più importante della vita? Anche per un credente? È la domanda che attraversa la storia. La vita è complessa e si rischia di confondere l’essenziale con l’accessorio. In ambito educativo poi avere una scala di priorità è essenziale per l’efficacia. Lo sapevano bene i maestri di sapienza ebrei al tempo di Gesù: dopo aver estratto e catalogato nella Bibbia 613 precetti, discutevano tra loro su quale fosse il più importante e avevano elaborato varie proposte di semplificazione. Anche Gesù viene interpellato (Mc 12,28-34).

Gesù tra gli scribi e i farisei, da una miniatura del secolo Quidicesimo, tratta dal Codice De Predis, Torino – Biblioteca Reale. Allo scriba che gli chiede qual è il primo e più grande comandamento, Gesù risponde che consiste nell’amare Dio e il prossimo.

Gesù invita ad andare al cuore della Legge. Non impone un elenco di precetti che, se rispettati, garantiscano la salvezza, ma indica qual è il cuore della Legge. Mostra allo scriba che la risposta alla domanda la sa già. È nella preghiera che recita tre volte al giorno, lo Shemà: «Amerai il Signore con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e tutte le tue forze… Amerai il prossimo tuo come te stesso». Il cuore della Legge è l’amore, nell’equilibrio delle sue due dimensioni, verticale e orizzontale.

Non si possono separare i due amori. L’amore verso Dio senza amore per gli uomini porta al fanatismo e all’intolleranza; l’amore agli uomini rischia di appiattirsi in una generica filantropia. Gesù insegna che la fraternità è possibile solo se c’è Dio con noi e se facciamo riferimento a lui. Come vediamo da tante pagine del Vangelo, il Dio di Gesù Cristo, più che amore per sé, chiede amore per il prossimo. Tutti siamo chiamati a vivere e testimoniare questa dimensione. È la prima cosa da insegnare e trasmettere, come si legge nel Deuteronomio (6,2-6): «Tu, il tuo figlio, il figlio di tuo figlio».

La sfida educativa e sinodale. La storia ci documenta che grazie a questa catena educativa il popolo ebraico ha conservato la sua identità nei secoli, pur tra tragedie e sofferenze inaudite. Questo lancia una sfida anche alla nostra Chiesa impegnata nel Cammino sinodale. Sappiamo la fatica a trasmettere la fede alle giovani generazioni, anche a figli e nipoti. Non sarà che anche noi abbiamo complicato la fede, moltiplicando credenze, norme e precetti? La crisi in cui siamo piombati può essere letta anche come invito a tornare alla radice di tutto, a ripartire dall’essenziale per camminare in avanti. Come ci ricordano le parole consolanti di Gesù, chi capisce che la base della vita è l’amore non è «lontano dal regno di Dio».

Lidia e Battista Galvagno