I giovani di Pocapaglia testimoniano la bontà di don Aldo Molinaris, maestro di vita

LETTERA AL GIORNALE Caro don Aldo, vorremmo ringraziarti per tutto quello che hai fatto per noi, la tua comunità tanto amata; il paese che ti ha ospitato per tanti anni, dove sei diventato sin da subito un cittadino modello.

Don Aldo Molinaris con i giovani che preparano il presepe

Ci hai fatto capire cosa vuol dire la parola “Natale” e ci hai insegnato ad aprire e a scaldare i nostri cuori per poter accogliere Gesù. Lo abbiamo capito meglio negli anni, scoprendo che la casa canonica, in cui ci ricordavi di abitare “provvisoriamente”, con te era diventata proprio una casa della nostra comunità. Una casa calda e accogliente in cui tu o Luigina ci avete sempre accolti con un sorriso non di circostanza, a ogni ora del giorno e della sera. Questo non lo dimenticheremo. Avete accolto noi ragazzi, giovanissimi, giovani, adulti, famiglie, per le riunioni, per le prove di canto, per il catechismo, per gli incontri biblici, persone che venivano per un colloquio, per confessarsi, per un consiglio, per le Messe, ospitato gente con problemi di vario tipo. Ci hai insegnato ad accettare il prossimo come noi stessi e ci hai spiegato l’importanza e il significato di uguaglianza. Ci hai insegnato che chi canta prega due volte. Ci hai sempre spronato a partecipare alle giornate diocesane e ai campi scuola, venendoci a trovare o comunque mettendo a disposizione un pulmino che ci poteva portare a destinazione senza dover far preoccupare i genitori, perché comunque eravamo in mani sicure, nelle tue.

Ci hai insegnato l’importanza di amare i nonni, coloro che ci hanno trasmesso non solo un senso di tradizione, ma anche di continuità tra i vecchi insegnamenti e i nuovi, ci hai fatto capire l’importanza di avere pazienza.

Don Aldo Molinaris con i partecipanti ai campi scuola

Ci hai sempre sorriso e accolto, anche quando ti costava, non ci hai mai detto che ti disturbavamo, anche quando era proprio così. Ogni nostra proposta la facevi tua, dimostrando di essere sempre aperto alla novità e alle nuove realtà, inserendo discretamente, ma in modo convinto una battuta sulla Provvidenza, sulla bellezza, sulla bontà e sulla misericordia. Hai anche insegnato per anni religione agli studenti del liceo e delle magistrali di Bra che ti ricordano ancora con tanto affetto.

Siamo convinti che tu sia stato un grande uomo e un prete testimone del Vaticano II, ammiratore di don Bussi e di quei teologi illuminati che hanno aperto gli orizzonti a tanti preti e laici albesi del secondo Dopoguerra. Ancora qualche tempo fa, costretto a letto, riflettevi ad alta voce sul grande mistero della morte e risurrezione, con un’umiltà e una dialettica impressionanti. Quando hai sentito: «Grazie don Aldo per questa bellissima riflessione!», con un filo di voce hai risposto: «Non è merito mio, ma dei miei professori, in primis don Bussi».

Don Aldo Molinaris con gli adultissimi in diocesi.

Ci siamo sempre chiesti: «Ma come fa don Aldo?». Ora tocca a noi trasformare questa domanda in una risposta: «Proprio come faceva don Aldo!». In questa semplice risposta vediamo tutto il tuo testamento spirituale. Questo vorremmo che fosse il nostro impegno come comunità. Tu però non mollarci mai, come hai sempre fatto, anche durante il lokdown, pregando da mattino a sera per tutti. Continua ora che sei presso il Signore Gesù, così lo chiamavi. Grazie davvero di cuore per averci fatto crescere. Da oggi sarai la nostra stella cometa, come quella che illuminava il cammino dei pastori che si recavano ad accogliere la nascita di Gesù. Grazie don Aldo.

Pubblichiamo volentieri questa testimonianza dei giovani della comunità di Pocapaglia, letta alle esequie di don Aldo Molinaris il 25 ottobre scorso. Don Aldo, nato il 7 marzo 1933 a Santo Stefano Belbo, dopo gli studi nel Seminario albese fu ordinato da monsignor Carlo Stoppa il 22 settembre 1956. Venne nominato viceparroco a Neive Borgo il 14 luglio 1957, fino al 1963 quando si trasferì a Vezza. Nel 1968 divenne parroco di Levice per quattro anni, per poi raggiungere Pocapaglia dove ha esercitato il suo ministero tra la gente con mitezza e pazienza per ben 47 anni. Nel 2019 ha continuato a collaborare con il nipote, nuovo parroco, finché le forze glielo hanno permesso. Ha raggiunto la casa del Padre il 22 ottobre 2021. Più che i dati biografici, però, colpiscono le parole dei giovani parrocchiani. A dimostrazione che ancora oggi se si seguono dei maestri è perché sono soprattutto degli autentici e coerenti testimoni del Vangelo.

g.t.