La fede non è evasione ma impegno presente

PENSIERO PER DOMENICA – XXXIII TEMPO ORDINARIO – 14 NOVEMBRE

La penultima domenica dell’anno liturgico ci propone un brano del discorso di Gesù forse più problematico: il discorso escatologico (dal greco escaton, fine), sulla fine del mondo. Questo tema, ai tempi di Gesù era vivo e dibattuto, mentre è molto lontano dalla nostra sensibilità. Noi abbiamo paura a guardare in faccia il futuro, perché dovremmo cambiare radicalmente il nostro stile di vita. Pensiamo all’ipocrisia di eventi recenti quali il G20 o la Cop 26, dove le decisioni urgenti per contrastare i mutamenti climatici sono state rinviate al 2030 se non al 2070! Toccherà ai nostri figli e… nipoti fare i sacrifici che noi non vogliamo fare! Come suggerito da papa Francesco nella Laudato si’, dobbiamo guardare al futuro per valutare il presente e fare scelte appropriate. Le letture della Messa ci aiutano.

Il Cristo giudice, da una tela del Beato Angelico (1395 circa-1455), Firenze, Museo di San Marco.

Possiamo guardare sereni al futuro perché siamo già salvati. È il messaggio di un testo non facile come la lettera agli Ebrei (10, 11-14.18), in cui l’autore, facendo riferimento al gesto del sommo sacerdote che ogni anno, nel tempio di Gerusalemme offriva sacrifici per cancellare il peccato e santificare il popolo, ricorda che «Cristo, con un’unica offerta ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati». Noi siamo già stati salvati: la salvezza eterna non dobbiamo conquistarla; ce l’abbiamo già; possiamo solo perderla! Il nostro compito è vivere in maniera degna del dono ricevuto, da santi!

Credere nella forza del bene, sulla scia del profeta Daniele (12,1-3), che rivolge una parola rassicurante e un duplice invito: non lasciarsi schiacciare dal presente e non perdere la fede in una salvezza futura, che sarà preceduta dalla risurrezione e dal giudizio. La salvezza futura sarà garantita dalla saggezza e dalla giustizia: «I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre».

Ancorare la vita a qualcosa di eterno. Gesù (Mc 13,24-32) usa alcune immagini del suo tempo, non per fare paura, ma per invitare a non correre dietro false profezie o previsioni: nessuno conosce la data della fine del mondo. Il cristianesimo non è un’evasione verso il futuro, ma un invito a vivere bene il presente, ancorando la vita a qualcosa che non subisca l’usura del tempo, come indicato con chiarezza da Gesù: «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno». Ecco perché ha senso continuare a leggere, ascoltare, meditare, cercare di vivere il Vangelo, il regalo che ci ha fatto Gesù per affrontare le tempeste della vita.

Lidia e Battista Galvagno