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HomeBraGuerra in Ucraina / Un anno tra la popolazione dello psicologo Domenico Spagnolo di Medici senza frontiere

Guerra in Ucraina / Un anno tra la popolazione dello psicologo Domenico Spagnolo di Medici senza frontiere

Domenico Spagnolo è con l’Ong in Ucraina e collabora con i colleghi nel sostegno dei civili

6 Giugno 2025 Bra, Primo Piano Versione accessibile

domenico spagnolo

BRA – SCUOLA DI PACE – Domenico Spagnolo ha 43 anni, è braidese, psicologo e psicoterapeuta, ed è appena tornato dalla martoriata Ucraina, terra nella quale ha vissuto per tutto il 2024 in missione con Medici senza frontiere.

Prima di approdare a Kiev era stato, sempre come mental health activity manager (responsabile delle attività di salute mentale) in Uzbekistan, in India e in Africa.

Spagnolo, come nasce la passione per questo lavoro?

«Dopo il liceo classico mi ero iscritto a ingegneria e avevo frequentato la facoltà per due anni e mezzo, ero in regola con gli esami; poi scelsi di passare a psicologia, settore che avevo in mente fin da bambino. La laurea, il primo lavoro al centro Puzzle di Torino, poi l’approdo a Medici senza frontiere. Comincia così la mia avventura, che mi ha portato a essere il responsabile di progetti di salute mentale in giro per il mondo. In ultimo l’Ucraina».

Qual è, al momento, la situazione di questa nazione, in guerra da oltre tre anni, guardandola dall’interno?

«L’Ucraina è un paese molto complesso. Non sempre questa caratteristica viene fatta emergere. All’interno vivono comunità russofone, soprattutto nel Sud e nell’Est, e altre che avversano fortemente il regime del Cremlino. La popolazione maschile, di età compresa tra i 25 e i 65 anni, è ormai inesistente. La stragrande maggioranza infatti è “precettata” – anche mentre cammina per strada – e mandata al fronte a combattere».

Quali le tue mansioni?

«Il mio impegno si può riassumere così: sono coordinatore degli psicologi locali, della loro opera di sostegno alla persone provate dalla guerra, con frequenti contatti con il Ministero della salute ucraino, per la gestione dei pochi fondi ancora disponibili, visto che l’80% del bilancio statale è destinato alla guerra».

Dove hai vissuto?

«Per il mio lavoro di supporto psicologico sono stato a Kiev, Dnipro, Mykolaiv, Odessa e Cerkasi, sempre a contatto con i professionisti che si occupano di curare i segmenti più fragili del Paese: i bambini (in particolare quelli con 10 anni e oltre), gli anziani e i veterani, ovvero i mutilati di guerra, che sono passati rapidamente dalla condizione di eroi a quella di dimenticati».

Quali i traumi che maggiormente colpiscono la popolazione?

«I disturbi più frequenti sono quelli del sonno, le paure e le ansie, la mancanza di capacità di elaborare le emozioni. I bambini sono totalmente apatici; gli sfollati sentono forte la mancanza di casa, degli amici e della vita passata. Senza dimenticare gli shock, gli attacchi di panico e l’insonnia, generati dalle ripetute incursioni missilistiche o altre offensive».

Hanno qualche speranza di guarire?

«Senza un supporto psicologico tempestivo e adeguato, i problemi possono anche evolvere in disturbi da stress post-traumatico a lungo termine, con un impatto significativo sulla qualità della vita. La stragrande maggioranza degli ucraini continua a “tenere botta” e noi psicologi ci sforziamo di accompagnarli verso un’esistenza fatta di normalità».

Valter Manzone

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