Centro vivo,non museo

PRG L’urbanistica dell’Alba più antica, quella compresa nell’anello delle mura romane oggi visibili in pochi punti ma ben delimitata dai viali della circonvallazione, ha visto i progettisti e gli amministratori impiegati in una grande sfida, come spiega il sindaco Maurizio Marello: «Per programmare il futuro del centro storico siamo partiti da due volontà: preservare la città antica e la sua storia e pensare a un centro storico vivo e vivibile, che non sia solo un grande museo». «I cittadini e i turisti devono vivere anche il centro storico », continua Marello. «Anzi è proprio il patrimonio artistico e urbanistico del centro che deve essere trainante». Il primo impatto dei progettisti con la zona “dentro le mura” è stato il censimento degli edifici che ha portato a una dettagliata classificazione, a seconda delle loro caratteristiche peculiari.

La mappatura ha permesso di riconoscere «il conflitto fra il sovraccarico delle funzioni moderne e il deterioramento dei valori storici degli edifici», spiegano gli estensori del piano illustrando le famiglie in cui sono state suddivise le case del centro, a seconda della loro età e della loro funzione. «Con il Piano regolatore – spiega Marello – non abbiamo voluto congelare la situazione del centro storico ma si punta, con il tempo, a migliorare la qualità urbanistica complessiva». La parola “magica” per il centro è compatibilità. Per questo alle diverse tipologie di edifici sono concesse possibilità di intervento più o meno ampie ma legate al mantenimento dei connotati storici più meritevoli, garantendo, però, una maggiore elasticità, rispetto al vecchio piano, per quanto riguarda la destinazione d’uso, la quale rimane aperta ai cambiamenti che il tempo richiederà.

Alla compatibilità con l’edificato storico si contrappone la “difformità” degli «edifici moderni realizzati in un momento di eclisse della tradizione locale», come vengono descritti dai progettisti i palazzi realizzati negli anni Sessanta e Settanta che poco hanno a vedere con l’aspetto del resto del centro e che sono stati colorati di un tetro viola scuro nelle cartografie. «In molti casi la loro realizzazione ha comportato la distruzione di scenari antichi importanti, ma la datazione recente rende quasi sempre impossibile rimediare a quanto è accaduto», è il giudizio, non certo tenero, dei progettisti che lanciano il concetto di modernità storica: tuttavia in alcuni casi è possibile l’abbattimento e un recupero degli assetti storici cancellati». Al contrario del vecchio piano, per il centro si è preferito puntare su una normativa particolareggiata, che evita di dover ricorrere a piani di recupero. Il prg introduce un Manuale del restauro con indicazioni specifiche per ciascuna tipologia di edificio ma lascia spazio al confronto dialettico tra proponente e uffici comunali sui singoli interventi, a patto che rispettino la compatibilità con l’edificato antico.

Giulio Segino

E al posto dell’ospedale San Lazzaro?

Gran parte della strategia del Piano regolatore è racchiusa negli ambiti speciali: per alcuni punti nevralgici amministrazione e progettisti hanno voluto guidare ancora più in dettaglio i cambiamenti e gli sviluppi urbanistici. Per ogni ambito speciale il piano introduce una scheda progettuale che indirizza gli interventi in una direzione ben precisa. Nel centro storico sono cinque i punti strategici (in verde nella carta sulla destra) che sono stati pianificati con un ambito speciale: vediamoli. «Per l’ospedale – spiega il Sindaco – l’ambito speciale comprende la valorizzazione dell’ala storica, che manterrà una funzione pubblica, e la sostituzione della parte più recente del nosocomio con nuovi edifici, che potranno ospitare varie funzioni, dal residenziale all’alberghiero, dal commerciale al produttivo, e ampie zone verdi». Anche per il “centro del centro”, ossia il cortile della Maddalena, si è optato per un ambito speciale, in modo da cucire l’intervento in corso con la prospettiva di raccogliere nel complesso gran parte delle istituzioni culturali cittadine. «Oggi si lavora sull’ex palestra – dettaglia Marello – per la nuova sede dell’Istituto civico musicale e per la nuova sala “Fenoglio”; intervento che sarà finito nel giro di un anno». L’ambito speciale introduce anche la possibilità di coprire il cortile. Le previsioni speciali continuano prendendo a braccetto richieste avanzate anche dai privati, come nel caso delle cantine Pio Cesare, che hanno espresso il desiderio di mantenere e ristrutturare la sede storica di corso Bixio, lo sferisterio Mermet, che necessita di interventi radicali per la messa a norma e che, potrà sorgere sopra un parcheggio interrato e con attorno edifici con funzioni ricettive e, infine, il recupero e l’ampliamento della multisala cinematografica di via Giacosa.

Città rivista palmo a palmo

Comincia con questo numero di Gazzetta una serie di articoli di approfondimento sul Piano regolatore generale della città di Alba. L’intenzione è di illustrare e spiegare ai lettori il contenuto dello strumento urbanistico, approvato in via definitiva pochi giorni fa. Certo, non sarà possibile entrare nei minimi dettagli tecnici ma cercheremo di capire, e far capire, come si evolverà la città sotto il profilo abitativo, produttivo e urbanistico. «Un nuovo piano regolatore – spiega il sindaco Maurizio Marello – prima di tutto è molto diverso da una variante, anche se “organica” o “generale” come lo sono state quelle che negli anni Settanta e Novanta hanno aggiornato il prg del ’57». Di solito l’esigenza di un nuovo piano regolatore si avverte quando l’evoluzione di una città richiede di cambiare in modo radicale il metodo di programmazione urbanistica e il nuovo piano albese lo fa, adattando la città alla sua storia recente e cercando di anticipare il futuro. «Un nuovo piano regolatore – prosegue il Sindaco – interviene su tutto il territorio nel suo complesso. Oserei dire che si è messo mano su ogni metro quadrato della città».

Qual è stato il punto di partenza per realizzare un nuovo piano regolatore per la città? Lo spiegano i progettisti nella dettagliata relazione illustrativa del prg, ricordando in breve la storia millenaria, le origini romane e il presente, che ha promosso Alba – in ragione dello sviluppo economico recente – a “capitale” di una vasta zona. «Alba va incontro a uno sviluppo accelerato, quantitativo e qualitativo, non usuale nelle città italiane, che finora non ha trovato riscontro in regole urbanistiche adeguate e già produce alcune serie difficoltà. Occorre considerare attentamente questa situazione, da cui deriva il nuovo sistema disciplinare», spiegano i progettisti che “puntano” tutto (o quasi) su tre filoni: «La riconciliazione della città col fiume, che comprende sia le cautele per difendere la città dalle future inondazioni sia l’interscambio da aprire fra l’abitato e il fondovalle; il passaggio da una struttura monocentrica a una policentrica; il riequilibrio interno delle periferie che devono riacquistare equilibrio fra insediamenti residenziali, produttivi e i relativi servizi».

Quanto durerà il piano? Almeno vent’anni. Le previsioni della relazione illustrativa partono, infatti, dalle valutazioni sociodemografiche relative al 31 dicembre 2031, prevedendo per allora poco meno di 35.000 abitanti contro i 31.000 di oggi. Per dare un tetto a tutti i nuovi albesi il nuovo Piano regolatore progetta 2.210 nuovi alloggi che si vanno a sommare ai 650 previsti da strumenti urbanistici in corso di realizzazione.

Banner Gazzetta d'Alba