Casa della salute e San Lazzaro: le idee del sindaco

Casa della salute e San Lazzaro: le idee del sindaco

LA RIPARTENZA Con l’avvio del reparto di medicina dell’Asl Cn2 a Verduno e il trasferimento del San Lazzaro di Alba da completare a luglio, sono due le domande senza risposta: che cosa sarà dell’ospedale albese e dove sorgerà la casa della salute? I vertici dell’azienda sanitaria hanno presentato alla conferenza dei sindaci un piano dettagliato.

In città tutto verrà mantenuto com’è: all’interno dell’ospedale, gli spazi dedicati alle attività territoriali, dai prelievi alle visite ambulatoriali di alcune specialità mediche, isolate dalle aree per il ricovero dei pazienti Covid-19, se saranno ancora presenti; le sedi extraospedaliere con i diversi servizi, da via Vida a via Diaz.

Se a luglio i ricoveri per coronavirus al San Lazzaro saranno ancora elevati, il nosocomio potrebbe essere mantenuto come Covid-19 hospital, trasferendo i pazienti positivi rimasti a Verduno. Ma il piano potrebbe andare anche oltre: trasformarlo nell’ospedale per le emergenze per il quadrante cuneese, come vorrebbe la Regione.

Di certo, questo significherebbe non vendere il nosocomio e rivedere il piano di finanziamento per l’ospedale Michele e Pietro Ferrero. E la casa della salute di Alba? Sono due le ipotesi: utilizzare gli spazi di via Vida, di proprietà della diocesi, previo il trasferimento degli uffici amministrativi dell’Asl, ma con l’ostacolo di adattare la struttura alle nuove esigenze, con costi elevati; la costruzione di una nuova sede su un terreno del Comune. Sembra quest’ultima l’ipotesi accreditata, con costi che potrebbero essere coperti, secondo l’Asl, con la cessazione degli affitti. Anche per il sindaco Carlo Bo è questa la strada migliore: «Per noi sarebbe stato meglio utilizzare parte del San Lazzaro come casa della salute, ma i costi di riconversione pare sarebbero elevati. Come Comune, abbiamo avviato un confronto per valutare alcuni spazi di proprietà, con appositi studi di fattibilità».

Per quanto riguarda l’ospedale albese, la posizione di Bo è ferma: «Un conto è utilizzarlo come nosocomio per il Covid-19 finché continuerà a circolare il virus, un altro è trasformarlo per le emergenze: il rischio è di mantenere una struttura vuota. I danni ricadrebbero sull’intera area».

A questo punto, meglio vendere: «Dopo i due tentativi di asta andati a vuoto, come chiediamo da tempo all’Asl e alla Regione, ci auguriamo si proceda con una vendita separata dei lotti di Alba e Bra».

Francesca Pinaffo

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