di Valter Manzone e Andrea Olimpi
CRONACA – Giovedì 11 settembre partiranno da Siracusa le barche italiane della Global Sumud Flotilla, la missione civile internazionale diretta verso Gaza. L’annuncio è stato dato ufficialmente dal Global Movement to Gaza, che ha anche convocato un incontro con la stampa alle ore 10 presso il porto di Siracusa, i cui dettagli operativi saranno comunicati nelle prossime ore.
Intanto nella notte tra l’8 e il 9 settembre un drone ha colpito la barca Familia Madeira o Family Boat, appartenente alla Global Sumud Flotilla e partita da Barcellona. «Non ci aspettavamo accadesse così presto – hanno dichiarato gli organizzatori – quindi ancora non eravamo organizzati benissimo, ma ci mobilitiamo per questa sera». L’imbarcazione era ancorata a largo del porto tunisino di Sidi Bou Said.
Alla luce dell’attacco, per martedì 9 settembre è stato lanciato un appello a presidi in contemporanea nelle piazze di tutte le regioni italiane, con inizio alle ore 19. A Torino il ritrovo sarà in piazza Castello; a Roma il concentramento è previsto in piazzale Aldo Moro. Lo slogan diffuso dagli attivisti resta inequivocabile: «Apriamo corridoi umanitari, rompiamo il blocco navale israeliano, fermiamo il genocidio del popolo palestinese».
Il presidio braidese
Anche il territorio cuneese si attiva. Questa sera, martedì 9 settembre, dalle 21 alle 22, è previsto un presidio in via Cavour a Bra per sostenere la partenza della delegazione italiana della Global Sumud Flotilla, che salperà da Catania con un carico di alimenti e medicinali destinati alla popolazione palestinese. A organizzare l’iniziativa sono la Rete cuneese per la Palestina, l’associazione braidese La guerra è una follia, il Global Movement to Gaza Italia e altre realtà associative locali.
Durante l’incontro è previsto un collegamento con il braidese Abderahmanne Amajou, neopresidente di ActionAid International Italia, con l’insegnante Linda Ansaldi di Pocapaglia, entrambi in procinto di imbarcarsi da Catania, e con il professor Luigi Bisceglie del Volontariato internazionale per lo sviluppo (Vis), che segue a Betlemme il progetto Juzoor per la costruzione di una scuola in Cisgiordania. Interverrà inoltre un medico palestinese residente nel Cuneese con la sua testimonianza diretta.
Nel frattempo, alla luce soprattutto di quanto accaduto nella notte, abbiamo raggiunto proprio i due partecipanti locali, per sentire il loro commento a pochi giorni dall’imbarco. «Non siamo minimamente turbati – afferma Linda Ansaldi – questo è un gesto fatto apposta esclusivamente per spaventarci, ma noi non siamo spaventati, anzi, ce l’aspettavamo. Magari non così presto, ma sapevamo che avrebbero fatto di tutto per rovinare le barche e fiaccare gli animi. Così non è: è uscita comunicazione ufficiale della nostra partenza l’11 settembre da Siracusa. Continuiamo a essere ottimisti: l’esito della missione dipenderà anche da quanto rumore si farà da casa, quindi non smettete mai di parlare di noi e di Gaza».
Della stessa opinione Abderahmanne Amajou, che racconta: «La scorsa notte, a mezzanotte e venti, stavo leggendo il mio libro come ogni sera e ho ricevuto la notifica della diretta di uno dei compagni arrivati a Tunisi. In questa diretta c’era il bombardamento che è avvenuto attraverso un drone sulla barca dove stava», la stessa su cui sono imbarcati Greta Thunberg, Yasemin Acar e Thiago Ávila, membri del comitato direttivo della Global Sumud Flotilla. «Questo ha allarmato tutti – prosegue Amajou – e mostra il tentativo da parte di Israele di bloccare la partenza ancora prima di iniziare il viaggio sulle acque internazionali. Sono troppe le barche, difficili da controllare tutte insieme: non è più una sola, come fu a giugno, ma decine, forse sessanta. Israele vorrebbe fermarci in anticipo e ha persino diffuso un video in cui simulava spari e affondamenti di imbarcazioni che si avvicinavano alle coste palestinesi, che non sono coste israeliane ma territorio internazionale e giurisdizione di Gaza. Israele sta commettendo un atto criminale illegale: noi siamo fiduciosi, siamo nel giusto e non ci facciamo intimidire. Anzi, questo ha caricato ancora di più l’animo delle ragazze e dei ragazzi. Siamo decisi a partire e a mostrare al mondo intero la natura criminale di questo governo che si sente libero di attaccare in ogni angolo del globo, ignorando i diritti internazionali. Oggi è stata attaccata in Tunisia una barca battente bandiera portoghese e la Tunisia, onde evitare conflitti, sta negando l’accaduto. Ma ci sono filmati e fotografie che hanno documentato tutto chiaramente. Per cui viva la Global Sumud Flotilla: siamo decisi a portare avanti fino in fondo questa missione».
La situazione a Tunisi
Sempre a fronte di quanto accaduto nella notte, questa mattina, martedì 9 settembre, la Global Sumud Flotilla ha tenuto una conferenza stampa presso il Teatro Municipale di Tunisi per aggiornare sull’attacco subito dalla Family Boat. Gli attivisti hanno sottolineato nuovamente che si è trattato di “un’ennesima aggressione contro una barca che vuole interrompere l’assedio”, rimarcando che l’azione non li intimidisce e la missione continuerà ad andare avanti. I riflettori, hanno ribadito, devono rimanere puntati su quanto sta accadendo alla popolazione di Gaza.
