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La speranza cammina con i piedi per terra

PENSIERO PER DOMENICA – PRIMA DI AVVENTO – 30 NOVEMBRE

Inizia questa domenica l’Avvento, che dovrebbe essere tempo di attesa e speranza. Invece la tentazione di cedere all’angoscia del domani è forte se pensiamo agli scenari di guerra che i mezzi di informazione fanno scorrere davanti ai nostri occhi. La profezia di Isaia non s’è realizzata; la pace è sempre più lontana. Nonostante tutto, le letture della Messa ci indicano tre itinerari di speranza.

La speranza cammina con i piedi per terra
Isaia e Mosè, un affresco di Matteo Giovannetti (1336 circa), nel palazzo dei Papi ad Avignone.

Coltivare il sogno di pace di Isaia. Non conosciamo la data precisa della profezia di Isaia (2,1-5). Sappiamo che ha conosciuto la guerra dal vivo: un anno di assedio di Gerusalemme a opera dell’assiro Sennacherib. Con la guerra alle porte, Isaia proclama: «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri; delle loro lance faranno falci». Il suo sogno ha attraversato la storia. In certi momenti, è sembrato sul punto di realizzarsi. Oggi pare improponibile. Il mondo va da tutt’altra parte: nei Paesi in guerra e da noi, le industrie si convertono alla guerra. Si guadagna molto di più! Credere che la pace sia possibile è sperare contro ogni speranza, è la sfida della fede: la pace vera è dono di Dio, da invocare, accogliere e seminare nella storia. 

Saper leggere i segni dei tempi, perché la speranza cammina con i piedi per terra. Tale lettura ha spinto papa Giovanni XXIII a convocare il Concilio e guidare i padri nella stesura della Gaudium et spes (n. 4, 11). Ma l’espressione risale allo stesso Gesù (Lc 12,56). Nel Vangelo di oggi (Mt 24,27-34) Gesù accusa i suoi contemporanei di non saper leggere i segni dei tempi, come i contemporanei di Noè che «mangiavano e bevevano» mentre stava arrivando il diluvio. Noi corriamo lo stesso rischio. Papa Francesco ha tentato invano di richiamare l’umanità e i credenti a cogliere la gravità di problemi quali la crisi ecologica, la fine della fratellanza, la morte del sentimento della compassione di fronte al dolore. Non lo abbiamo ascoltato da vivo: ora ci rimane il suo “testamento”. 

Lasciare che il Vangelo ci dia la sveglia. Il richiamo di Paolo ai Romani (13,11-14): «È ormai tempo di svegliarvi dal sonno» ha un duplice risvolto. Dal punto di vista psicologico è noto che nel dormiveglia i problemi si complicano, mentre da svegli è più facile trovare il bandolo della matassa. Dal punto di vista spirituale, agire da svegli significa evitare quei comportamenti che prediligono la penombra: disonestà, orge e ubriachezze, contese e gelosie… Il rimedio è «rivestirsi del Signore Gesù»: imitare lui, copiare lui. La strada che la Chiesa ci indica è semplice: lasciarci interpellare e guidare dal Vangelo.

 Lidia e Battista Galvagno

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