Ultime notizie

Parte la celebrazione del centenario del tempio San Paolo di Alba

Parte la celebrazione del centenario del tempio San Paolo di Alba 1

ALBA – Con una celebrazione presieduta dal vescovo Marco Brunetti, questa sera è partito ufficialmente il centenario del tempio San Paolo in Alba. L’edificio sacro, che il beato don Giacomo Alberione volle al centro della comunità paolina albese, e come fonte carismatica e spirituale della Famiglia paolina diffusasi in tutto il mondo, ha avuto il suo inizio nel 1925, allorché il vescovo Francesco Re pose la prima pietra proveniente dalla basilica romana di San Paolo fuori le mura, dono dell’allora abbate e poi cardinale Ildefonso Schuster. Dopo tre anni, nel 1928 il tempio dedicato all’Apostolo delle genti, veniva inaugurato e consacrato, sempre dal vescovo Francesco Re.

Parte la celebrazione del centenario del tempio San Paolo di Alba

Di seguito il testo integrale dell’omelia pronunciata dal vescovo Marco nella celebrazione odierna:

I DOMENICA DI AVVENTO Messa nel centenario della posa della prima pietra
OMELIA DEL VESCOVO MARCO
Tempio San Paolo
ALBA –  Sabato, 29 novembre 2025

Carissimi fratelli e sorelle,
radunati in questa Chiesa Madre della Famiglia Paolina, agli inizi del nuovo anno liturgico, sentiamo vibrare in noi un’emozione particolare: celebrare l’Avvento nel Tempio di San Paolo, che quest’anno festeggia il centenario della posa della prima pietra, è un dono che ci fa vivere la Parola di Dio con una luce speciale.

Quella pietra, tratta dalla Porta Santa della Basilica di San Paolo fuori le mura e donata dal beato Ildefonso Schuster al beato Alberione nel 1925, fu come un sigillo spirituale tra Roma e Alba, tra l’Apostolo delle Genti e questa terra. Quel gesto fondativo diceva tutto: la Famiglia Paolina sarebbe nata e cresciuta alla scuola di San Paolo, per portare nel mondo la Parola come “via, verità e vita” per ogni uomo e donna.

1. “Venite, camminiamo nella luce del Signore” (Is 2,5)

La prima lettura di oggi — con l’immagine del monte del Signore che attira i popoli, con le spade trasformate in vomeri — ci parla di un cammino di pace che nasce dall’ascolto della Parola: “Da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la Parola del Signore”.

Questa pagina sembra scritta per questo Tempio.

Don Alberione, il 15 marzo 1925, descriveva così il progetto di questa chiesa:
«Sarà tutta ordinata a esprimere una tesi: noi Paolini, come san Paolo, raccogliamo dalle labbra del Divino Maestro la divina Parola che, attraverso la stampa, si trasformerà in vita, via e verità per le anime».

La visione di Isaia e quella del Fondatore coincidono: la Parola non resta qui, non si chiude nel tempio, ma da qui esce, si fa cammino, si fa via di pace, raggiunge i “lontani”.

È bello pensare che quella prima pietra, posta cento anni fa, fu un invito al mondo: venite, salite questo monte spirituale, ascoltate la Parola… e poi portatela a tutti.

2. “È ormai tempo di svegliarvi dal sonno” (Rm 13,11)

San Paolo, nella seconda lettura, ci scuote con voce paterna e vigorosa: “La notte è avanzata, il giorno è vicino… rivestitevi del Signore Gesù Cristo”.

La voce di Paolo risuona qui in modo unico.

Questa chiesa — lo ricordava il Fondatore — fu la prima tra le tre chiese principali della Famiglia Paolina, dedicata proprio a colui che don Alberione definiva “il vero fondatore dell’istituzione, padre, maestro, esemplare, protettore”.

E guardando questa “Gloria” che lo raffigura, il nostro cuore comprende qualcosa: Paolo è colui che ha sperimentato la luce di Cristo, che si è lasciato svegliare, convertire, trasformare. E poi ha dedicato la vita a risvegliare gli altri.

Entrare qui significa lasciarsi toccare dalla stessa luce.
In questa casa, per decenni, generazioni di Paolini e Paoline sono state educate a quel risveglio interiore, allo zelo apostolico, a una passione che non dorme, perché il mondo attende il Vangelo comunicato con tutti i mezzi della comunicazione. Questa è la vocazione paolina: essere “uomini e donne del giorno”, non della notte; svegli, vigilanti, rivestiti di Cristo.

3. “Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà” (Mt 24,42)

Il Vangelo dell’Avvento ci invita alla vigilanza. Non una paura, ma una tensione amorosa, come quella di chi attende una persona cara.

Anche questo tema parla profondamente alla storia di questa chiesa.

Il Tempio di San Paolo non è solo un monumento.
Non è solo un capolavoro artistico — sebbene lo sia, grazie all’attenzione che il Fondatore e soprattutto il Beato Timoteo Giaccardo che oggi qui riposa pose in ogni dettaglio: vetrate, gruppi marmorei, affreschi, pavimento… tutto voluto per esprimere “la figura e la funzione dell’Apostolo”.

Questa chiesa è prima di tutto un luogo di vigilanza.
Per quasi un secolo ha custodito, generato, sostenuto la missione della Famiglia Paolina in tutto il mondo.
È il luogo dove lo sguardo interiore si rialza, dove il cuore si ridesta, dove il carisma si rinnova. Qui si impara che vegliare significa:

custodire fedelmente la Parola;
vigilare sull’uso dei mezzi di comunicazione, perché siano luce e non oscurità;
tenere desto il desiderio di Cristo;
vivere da apostoli dell’oggi, pronti a rispondere alle sfide della cultura contemporanea.

4. Il valore di questa chiesa nel carisma paolino

Nel 1954, don Alberione annotava che la Famiglia Paolina era ormai presente con 150 cappelle nel mondo. Eppure ricordava che tre erano le chiese principali, e la prima fu proprio questa, dedicata a San Paolo.

Perché?

Perché qui è custodita l’identità profonda:
Paolo come maestro dello spirito, come modello dell’apostolo, come interprete del Divino Maestro.

E il Tempio è diventato — come ha scritto don Renato Perino, terzo Successore di don Alberione:

«un immenso patrimonio spirituale e umano, fatto di fede e di coraggio eroico… capace di suscitare memorie ed emozioni, ispirare atteggiamenti, rilanciare propositi».

Questo luogo ha formato cuori, ha orientato decisioni, ha generato entusiasmo apostolico.
E ancora oggi continua a farlo.

Anche la dedicazione del nuovo altare, nel 1990, avvenuta pochi giorni fa nel calendario liturgico, ci ricorda che questa chiesa continua a rinnovarsi, perché l’altare è il cuore vivo, la sorgente, il punto da cui riparte la missione.

5. L’Avvento Paolino: camminare, svegliarsi, vegliare

Carissimi, iniziamo l’Avvento in un luogo che è simbolo di partenza missionaria.

Le letture di oggi ci affidano tre verbi che sono anche tre caratteristiche del carisma paolino e tre impegni per questo anno:

  1. Camminare nella luce del Signore (Isaia):
    Non restare fermi, non accontentarsi, non custodire la Parola solo per sé.
  2. Svegliarsi dal sonno (San Paolo):
    Convertirsi, rinunciare alle opere delle tenebre, rinnovare la vita interiore.
  3. Vegliare (Gesù):
    Tenere acceso il desiderio, mantenere limpido lo sguardo, essere pronti a donare il Vangelo a questo nostro tempo così assetato.

Con questi tre verbi, questo centenario non è un ricordo, ma una chiamata.
La Famiglia Paolina, e noi tutti, siamo invitati a rinnovare lo slancio missionario, nella fedeltà creativa al Fondatore.

Fratelli e sorelle, in questo inizio d’Avvento la Parola ci chiama a rialzarci.
E da questo Tempio — che è memoria viva di Paolo e del beato Alberione — vogliamo ricominciare con coraggio.

Chiediamo al Divino Maestro, presente sull’altare dedicato a Lui, di donarci occhi vigilanti, cuore desto, passi luminosi.
E chiediamo a San Paolo di accompagnarci, come padre e maestro, sulla strada della missione.

Così questo centenario non sarà solo celebrazione della storia, ma rinascita dello spirito. E ciascuno di noi, come annuncia Isaia, potrà dire agli altri:

“Venite, camminiamo nella luce del Signore.”

Amen.

Banner Gazzetta d'Alba