La truffa arriva su WhatsApp: «Hanno usato il mio numero per chiedere bonifici da 800 euro»

Il giorno dopo Manolo Allochis è andato a denunciare il fatto ai Carabinieri: «È importante che il fatto si sappia per evitare che altre persone possano cascarci».

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di Davide Barile

LA SEGNALAZIONE La truffa corre su WhatsApp e assume le sembianze di una richiesta di aiuto in un momento di presunta difficoltà economica. La scorsa settimana sono state tante le segnalazioni giunte da Grinzane e da Guarene. Negli stessi giorni, Manolo Allochis, titolare del ristorante Il vigneto di Roddi, è caduto nella medesima trappola.

Il messaggio inviato a una cinquantina di persone

«Hanno preso possesso del mio WhatsApp», racconta. «Me ne sono accorto perché un fornitore, presente tra i contatti della mia rubrica, mi ha telefonato per dirmi che gli era arrivato un mio messaggio con la richiesta di un bonifico di 800 euro per pagare le spese del dentista. Il messaggio è arrivato a una cinquantina di persone: la maggior parte di esse si è insospettita o mi ha telefonato per dirmi che mi avrebbe consegnato i soldi a mano. Mi fa piacere sapere di contare su molti, ma mi dispiace che anche loro siano stati coinvolti nell’inganno».

Nella trappola è cascato il fratello e una dipendente

Tra i tanti, aggiunge: «Ci sono cascate due persone, mio fratello e un mio dipendente che quel giorno era a riposo, i quali hanno depositato i soldi. Un terzo, il padre di un altro collaboratore, mi ha chiamato mentre si stava recando in banca per effettuare il bonifico e l’ho potuto fermare in tempo». Dal suo telefono, Allochis non poteva leggere le conversazioni tra i contatti e i malviventi. «Mi è stato impossibile anche dopo aver cancellato e salvato di nuovo i numeri, i truffatori avevano attivato i messaggi effimeri».

La denuncia ai Carabinieri

Il giorno dopo Manolo è andato a denunciare il fatto ai Carabinieri. «Mi hanno detto che per il momento possono solo congelare il conto ma per i soldi, se già prelevati, ci sono poche possibilità. A quanto pare, si tratta di un conto in un ufficio postale di Ferrara. È importante che il fatto si sappia per evitare che altre persone possano cascarci».

Un altro episodio: dieci anni fa

Sempre in tema di truffe, Allochis ricorda un episodio di una decina di anni fa: «Era gennaio, un mese in cui ci sono pochi clienti, e una signora prenotò un tavolo da quindici. Chiese che comprassi un vino francese molto amato dal padre, mi diede tutti i riferimenti dicendo che l’acquisto sarebbe stato impossibile per i privati sprovvisti di partita Iva. Lo comprai per 450 euro e, alla fine, nonostante la prenotazione non si presentò nessuno: capimmo che si trattava di un imbroglio. Nella zona, ci cascarono altri quindici ristoratori ma fui l’unico a denunciare il fatto: gli altri non lo fecero per vergogna. Dopo le indagini, ottenni un assegno a parziale risarcimento da chi commise il fatto. Di questa truffa, avvenuta anche in Veneto, ne parlò il programma Striscia la notizia».

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