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A Savigliano fino a domenica 11 si può visitare il presepe antropologico

A Savigliano fino a domenica 11 si può visitare il presepe antropologico

SAVIGLIANO Fino all’11 gennaio l’ex Confraternita di San Giovanni Battista, in via Torino 3, ospita la mostra “Il presepe antropologico: il cammino dell’umanità attraverso la storia del presepe napoletano e piemontese” realizzato da Alessandra Relmi e Felice Pavese con il patrocinio del Comune, del Dipartimento di salute mentale dell’Asl Cn1 e dell’associazione Diapsi e il sostegno della banca Crs.

All’iniziativa hanno collaborato diversi pazienti dei centri di salute mentale, centri diurni e comunità terapeutiche di Savigliano, Fossano a Saluzzo. «Per la realizzazione del presepe ci siamo ispirati a quello dei fratelli Scuotto del Rione Sanità a Napoli. Abbiamo voluto mantenere la tradizione del presepe partenopeo legandolo anche a personaggi della tradizione piemontese», spiega Alessandra Relmi. «Nel Settecento la presepistica, fino ad allora riservata solo ai luoghi di culto e alle dimore nobiliari, cominciò a farsi strada come usanza popolare, reinterpretando anche simboli e narrazioni di epoca pagana. Il nostro presepe coniuga le leggende del passato con riferimenti al presente», prosegue Relmi.

La combinazione tra elementi tradizionali e riferimenti all’oggi è molto forte proprio al centro della scena, dove la Madonna indossa un velo che richiama la bandiera palestinese. «Metaforicamente torna a casa dopo 2025 anni e trova la guerra. Sullo sfondo si distinguono le macerie di Gaza e accanto alla Natività c’è un albero con un drappo insanguinato a testimonianza di tutte le guerre e tutti i tipi di violenza che ci sono nel mondo. È un segno di protesta silenziosa che denuncia tutti gli orrori del presente», spiega l’artista.

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Aggiunge Felice Pavese: «Nel presepe esiste il mondo sommerso, figure che celano il demonio, fantasmi e anime del Purgatorio e che esorcizzano le paure. Noi abbiamo aggiunto gli spauracchi, cioè quelle leggende che venivano raccontate ai bambini per tenerli lontani dai luoghi pericolosi come pozzi, fiumi e boschi».

La realizzazione di questo presepe, fortemente voluto per porre al centro la questione dell’integrazione sociale dei soggetti psichiatrici, si basa sul concetto di oralità, intesa come condivisione del racconto racchiuso nella Natività. Il direttore generale dell’Asl Cn1 Giuseppe Guerra ha sottolineato la funzione di integrazione del presepe tra le genti e le diverse culture. «Nel presepe antropologico realizzato dai nostri autori riviviamo antiche tradizioni, talvolta rivisitate, e riconosciamo personaggi tramandati nel tempo dalla memoria delle diverse generazioni. Di fronte a questa rappresentazione ci si riconosce tutti parte di una comunità, che pensa, progetta, lavora e solidarizza». Per Francesco Risso, direttore del dipartimento di Salute mentale, l’aspetto spirituale riporta tutti al senso vero della storia e alle radici cristiane, mentre il presidente Diapsi Lorenzo Lanfranco rimarca gli effetti positivi sulla psiche delle persona coinvolte nella realizzazione di questo progetto artistico.

Il progetto  è inoltre raccontato in un libro, curato dai due artisti, che contiene un link e un codice per accedere alle interviste fatte ai maestri presepisti di Napoli.

Roberto Savoiardo

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