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A Torino una statua bronzea per Giulia di Barolo, prima donna del vino

L’opera in bronzo è stata realizzata dallo scultore Gabriele Garbolino Rù, docente dell’Accademia albertina di belle arti di Torino

A Torino una statua bronzea per Giul

di Pierangelo Vacchetto

TORINOSabato scorso è stata inaugurata a Torino, sulla facciata di palazzo Barolo, una scultura dedicata a Giulia Colbert. È il primo monumento a una donna nella storia cittadina e celebra una figura straordinaria per impegno sociale, spirituale e culturale.

La scultura in bronzo

L’opera è stata realizzata dallo scultore Gabriele Garbolino Rù, docente dell’Accademia albertina di belle arti di Torino, con la curatela artistica di Enrico Zanellati. La scultura in bronzo raffigura Giulia di Barolo nell’atto di abbracciare una carcerata, simbolo concreto della sua instancabile dedizione alle detenute e alle persone più fragili.

Il commento del primo cittadino Mazzocchi

Afferma il sindaco di Barolo Fulvio Mazzocchi: «È un onore per il paese avere una figura storica così importante. Giulia seppe indirizzare un territorio verso la coltura della vite, dando origine a una terra inclusiva e accogliente, oggi apprezzata da turisti e da nuove famiglie che scelgono di viverci».

Dalla Francia alla beatificazione

Arrivata dalla Francia, Giulia Colbert (1786-1864) fu instancabile nel servizio alle detenute e, insieme al marito Carlo Tancredi Falletti, fondò il distretto sociale Barolo come primo luogo di accoglienza per le donne uscite dal carcere, oltre a numerose altre realtà di servizio sociale ed educativo che l’Opera Barolo continua tutt’oggi a mantenere vive. Venerabili dal 2015 lei e dal 2018 lui, per entrambi è in corso il processo di beatificazione.

Il contributo della famiglia Abbona

Fondamentale per la realizzazione del monumento è stato il sostegno della famiglia Abbona, dell’azienda vitivinicola Marchesi di Barolo. Ha sottolineato Ernesto Abbona durante l’inaugurazione: «Oggi, a Giulia, possiamo riconoscere non solamente il merito di essere stata la prima donna del vino, ma di aver anche donato con la sua intraprendenza e caparbietà a tante famiglie la possibilità di rimanere nelle Langhe».

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