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Dopo gli striscioni appesi fuori dalle scuole, parla Azione studentesca: «Era un’iniziativa per denunciare le condizioni delle scuole»

Il presidente della sezione di Cuneo è l'albese Andrea Amato, eletto da pochi mesi

Dopo gli striscioni appesi fuori dalle scuole, parla Azione studentesca: «Era un'iniziativa per denunciare le condizioni delle scuole»
L'albese Andrea Amato, presidente della sezione cuneese.

ALBA – Dopo le reazioni immediate agli striscioni comparsi all’esterno delle scuole di Alba questa notte, 9 gennaio, da parte del collettivo di destra Azione studentesca Cuneo, arriva la nota da parte dello stesso movimento, il cui presidente è da alcuni mesi l’albese Andrea Amato.

«In merito alle dichiarazioni del Sindaco di Alba sugli striscioni affissi davanti agli istituti superiori cittadini, Azione Studentesca ritiene doveroso ristabilire la verità dei fatti. L’iniziativa in questione non aveva alcun intento provocatorio né tantomeno di “appropriazione” degli spazi scolastici, ma nasceva come campagna di ascolto e denuncia delle reali condizioni delle scuole, con l’obiettivo di raccogliere segnalazioni, criticità e problematiche vissute quotidianamente dagli studenti, da trasformare in un vero e proprio reportage da presentare al Ministero dell’Istruzione. Dispiace constatare come il Sindaco abbia scelto di intervenire con toni allarmistici e strumentali, anziché cogliere l’occasione per confrontarsi nel merito dei problemi della scuola pubblica, che evidentemente meriterebbero ben altre priorità e attenzioni da parte dell’amministrazione comunale. Riteniamo inoltre quantomeno singolare l’affermazione secondo cui le scuole “non sarebbero di qualcuno”: se la scuola non è degli studenti che la vivono ogni giorno e di tutti coloro che la rendono possibile – docenti, personale ATA e comunità educante – allora viene spontaneo chiedersi di chi sia realmente la scuola», scrivono in una nota.

Si condanna un atto pacifico

E proseguono così: «Azione Studentesca ribadisce con forza di riconoscere e difendere la libertà di espressione, principio che dovrebbe valere sempre e per tutti. Proprio per questo sorprende il silenzio – o quantomeno l’assenza della stessa “ferma condanna” – di fronte a episodi ben più gravi, come quanto accaduto a Roma nei giorni scorsi, dove alcuni giovani sono stati aggrediti mentre affiggevano manifesti per ricordare la Strage di Acca Larenzia, un fatto storico che fa parte della memoria nazionale. Condannare iniziative pacifiche di sensibilizzazione studentesca e tacere difronte alla violenza politica rappresenta un evidente doppio standard che non possiamo accettare. Azione Studentesca continuerà, senza intimidazioni, a portare avanti il proprio impegno nelle scuole e per le scuole, dando voce agli studenti e difendendo ildiritto al confronto libero, civile e democratico».

LA RICORRENZA CHE RIACCENDE LA VIOLENZA

Per chiarezza, Acca Larenzia è il nome della via di Roma nella quale, il 7 gennaio 1978, due ragazzi appartenenti al Fronte della gioventù (branca giovanile del Movimento sociale italiano, espressione di estrema destra) vennero uccisi da un gruppo armato appartenente all’estrema sinistra. Ogni anno la ricorrenza di questo omicidio di stampo politico diventa un caso a sua volta: nei giorni scorsi, quattro ragazzi di Gioventù nazionale (la branca giovanile di Fratelli d’Italia) sono stati aggrediti di fronte a un supermercato non distante da via Acca Larenzia, mentre appendevano manifesti in vista del 48estimo anniversario dei fatti del ’78. Il 7 gennaio, poi, nella via nel quartiere Tuscolano si è ripetuto il copione di sempre: un migliaio di militanti di estrema destra, schierati, hanno alzato gli avambracci verso l’alto, il saluto romano tra camerati, con l’urlo «presente». La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per identificare i partecipanti, dal momento che l’apologia del fascismo in Italia è reato. Si sta indagando anche sull’agguato a danno dei quattro militanti di Gioventù nazionale.

redazione

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