CRONACA – La Rete Cuneese per la Palestina ha reso pubblico un comunicato con cui annuncia di aver avviato, il 6 dicembre 2025, un dialogo formale con Ferrero S.p.A. per chiedere chiarimenti sulle attività economiche del gruppo in Israele e sulla posizione dell’azienda rispetto alle violazioni dei diritti umani nei Territori Palestinesi occupati. Alla comunicazione è allegata una lettera indirizzata all’ufficio stampa della multinazionale albese, che – sottolineano i promotori – ad oggi non ha ancora ricevuto risposta.
Nel comunicato, la Rete precisa che l’iniziativa nasce da una richiesta di trasparenza e responsabilità e non da un’accusa. La scelta, spiegano, è stata quella di percorrere consapevolmente la via del dialogo, ritenuta più utile per costruire un confronto con una realtà economica di rilievo internazionale e aprire possibili spazi di azione positiva.
Una richiesta di trasparenza
Nella lettera, che la Rete chiede venga pubblicata integralmente, si richiama l’immagine pubblica di Ferrero come impresa attenta alle persone, ai diritti e alla sostenibilità. Proprio in virtù dei valori dichiarati nei documenti ufficiali e nei rapporti di sostenibilità, viene chiesto di fare chiarezza sulle relazioni economiche e commerciali che il gruppo intrattiene con lo Stato di Israele.
Vengono citate informazioni pubbliche presenti sui siti ufficiali dell’azienda, che indicano una presenza commerciale in Israele attraverso la società Ferrero Premium Confectionery C Trading Ltd, con sede a Holon, attiva dal 1975 e strutturata in forma diretta dal 2016, oltre alla pubblicazione di offerte di lavoro sul territorio israeliano.
Il contesto internazionale
La richiesta si inserisce, spiegano i firmatari, nel contesto delle gravi e documentate violazioni dei diritti umani nei Territori Palestinesi occupati. Nella lettera si fa riferimento ai mandati di arresto emessi dalla Corte Penale Internazionale il 21 novembre 2024 nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per presunti crimini di guerra e contro l’umanità, e al rapporto della Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite che, nel settembre 2025, ha definito come genocidio le azioni israeliane nella Striscia di Gaza. Vengono inoltre riportati dati aggiornati sulle vittime civili, in particolare tra i minori, e sulle condizioni umanitarie della popolazione.
Le domande rivolte all’azienda
Alla luce di questo quadro, la Rete chiede a Ferrero di chiarire se esistano ulteriori rapporti economici o partnership con aziende israeliane oltre alla distribuzione locale; se siano in essere accordi di fornitura, ricerca o sviluppo tecnologico valutati secondo criteri di due diligence etica; se il gruppo possieda stabilimenti o attività in territori considerati occupati dal diritto internazionale; e se l’azienda intenda rendere pubblica una policy di responsabilità sociale specifica per i contesti di conflitto.
Secondo i promotori, una risposta trasparente e documentata sarebbe coerente con la storia e la reputazione del gruppo e rappresenterebbe un contributo concreto al rispetto del diritto internazionale e della dignità umana.
L’attesa di un riscontro
La Rete Cuneese per la Palestina conclude dichiarando la propria disponibilità a un confronto costruttivo e alla valutazione di eventuali progetti condivisi a sostegno del popolo palestinese. La lettera è firmata, oltre che dalla Rete, da numerose associazioni, organizzazioni sindacali e realtà del territorio provinciale e regionale.
Redazione
