ALBA – Come annunciato dall’Amministrazione comunale, per il Mudet è iniziato un percorso di rilancio, insieme al Centro studi tartufo, per rimediare a una serie di problematiche che lo spazio ha palesato dall’apertura a oggi. La notizia è che, dal 7 gennaio, il museo risulta chiuso. A sollevare il tema è il consigliere di Fratelli d’Italia ed ex assessore al turismo Emanuele Bolla, che ha diffuso una nota sul tema.
l modello di gestione del Museo del Tartufo voluto dalla Giunta comunale ha portato a un nuovo sistema organizzativo e il museo non sarà più aperto tutti i giorni in modo continuativo. Con il nuovo modello di gestione il museo chiude a partire dal 7 gennaio fino all’inizio del mese di marzo, quando il Museo aprirà unicamente il venerdì, il sabato e la domenica. Nei mesi successivi, a partire dal mese di aprile, il Museo aprirà per 6 giorni alla settimana. Stando alla convenzione di gestione l’apertura sarà garantita per appena 250 giorni all’anno, con una chiusura che supera i 100 giorni all’anno.
Emanuele Bolla, consigliere comunale, spiega: “La nostra idea di Museo del Tartufo prevedeva l’apertura per tutto l’anno, in modo continuo, ispirandosi alla missione di raccontare il tartufo ogni giorno, sia quando il tartufo c’è, sia quando non c’è. Ora ci troviamo di fronte alla paradossale circostanza per cui il Museo è chiuso, mentre la cerca del Tartufo Bianco d’Alba è ancora aperta. Ma la cosa che riteniamo più significativa è la riduzione delle ore di lavoro legate all’apertura del Museo: passiamo da 3.200 ore a 1.880, con un taglio di 1.320 ore, equivalente a circa 9 mesi di lavoro di una persona a tempo pieno all’anno. È grave se pensiamo che questo servizio impiega persone in condizione di fragilità. Questi tagli sono inaccettabili se pensiamo che il comune nel 2025 ha accertato un avanzo di 9,4 milioni di euro e nel solo mese di dicembre ha erogato contributi vari per un totale di oltre 550 mila euro.”
Rispetto all’utilità dell’apertura del Museo all’inizio dell’anno, Emanuele Bolla ha spiegato: “È facile aprire il Museo solo in alta stagione, quando i turisti ad Alba arrivano a migliaia grazie ai grandi eventi, ma l’importanza del Museo è strategica quando la proposta cittadina complessiva si riduce. Fino a ieri chi veniva ad Alba tra gennaio e marzo trovava il Museo aperto e poteva scoprire qualcosa della nostra cultura. Da oggi il Museo chiude e chi verrà ad Alba avrà qualcosa in meno da scoprire: un bel pezzo della proposta della città è stato cancellato. La sfida andava affrontata, ma il Comune si è arreso. È mancato il coraggio”.
Rispetto al ruolo del Centro Studi del Tartufo, Emanuele Bolla chiarisce: “La proposta di valorizzazione del Museo presentata dal Centro Studi Tartufo è interessante e per molti elementi è in continuità con quanto fatto in passato: insieme a loro abbiamo realizzato il Museo, con loro e con la Fiera abbiamo svolto centinaia di analisi sensoriali e sono stati protagonisti di diversi momenti di valorizzazione. La responsabilità delle lunghe chiusure è da ricondurre esclusivamente alla volontà del Comune, che ha deciso di tagliare i costi – che pure erano coperti nel bilancio previsionale – mentre credo sia giusto che il Centro Studi non si assuma il rischio economico dell’apertura continuativa, che invece poteva sostenere il Comune in modo agevole”.
