di Elisa Rossanino
LA STORIA – «Da bambino sentivo parlare dell’Italia e sognavo un giorno di poterci arrivare e ora eccomi qua, è esattamente come me la aspettavo». Inizia così il racconto di Mohamed Khoukh, un ragazzo di 27 anni originario del Marocco arrivato in Italia e poi ad Alba circa sei mesi fa, dopo aver partecipato in Svizzera a un campionato sportivo per atleti con disabilità.
Alla mensa della Caritas di via Pola
Lo abbiamo incontrato alla mensa della Caritas diocesana di via Pola dove spesso consuma il pasto serale e ci ha raccontato la sua storia con l’aiuto di un connazionale, Aziz Chabbab, che sovente lo accompagna e lo aiuta a mangiare e a comunicare. «Non parlo bene l’italiano ma voglio raccontare la mia storia. Ad Alba mi trovo bene. La comunità locale è accogliente e mi sta aiutando tanto», spiega.
Dalla Svizzera all’Italia
«In Marocco c’è la mia famiglia, ma per me le possibilità erano poche. Non voglio tornare: piuttosto vorrei che qua mi potessero raggiungere mia mamma e mio fratello con cui ho mantenuto i contatti». Mentre mostra fiero la pergamena della laurea conseguita a Casablanca, Mohamed aggiunge: «Sono riuscito a partire grazie allo sport. In Marocco facevo lancio del peso, con la mia squadra ho preso un volo per partecipare a un campionato di atletica in Svizzera con un visto Schengen, pagandomi tutto con quello che avevo, ma quando dovevo rientrare in Marocco mia madre mi ha comunicato che la mia casa era crollata e non c’era più nulla».
Ormai in Europa, Mohamed ha deciso di raggiungere la sognata Italia e poi di fermarsi ad Alba. «Non conoscevo la città e non avevo parenti o amici che fossero già qui, ma ho deciso di fermarmi, così sono sceso dal treno ed eccomi qua».
L’attenzione di don Domenico Degiorgis
Arrivato sotto le torri il giovane ha trovato ospitalità in un appartamento con altri quattro connazionali, una sistemazione che però presto dovrà lasciare, ed è qui che si è messa in moto la rete dei volontari che prestano servizio presso la Caritas diocesana albese. «È arrivato alla mensa di via Pola accompagnato da un giovane che prestava servizio come volontario alla Croce Rossa di Alba a inizio dicembre, così abbiamo conosciuto la sua storia. Subito ci siamo attivati per poterlo aiutare», spiega il direttore don Domenico Degiorgis.
«Ci siamo appoggiati ai servizi sociali comunali che ci hanno detto come muoverci. Matteo, uno dei molti giovani che ci dedicano il loro tempo, lo ha accompagnato in Questura a Cuneo per ottenere il permesso di soggiorno», racconta il responsabile Caritas. Ottenuto il documento, i servizi sociali hanno potuto prendere in carico il giovane. «Questo è il chiaro esempio di una comunità che sa fare rete e che riesce a ottenere risultati in breve tempo», aggiunge don Domenico.
La comunità marocchina
Oltre alla Caritas e ai servizi comunali, Mohamed può contare anche sulla comunità marocchina presente in città. A turno lo accompagnano alla mensa e lo aiutano durante il pasto o a spostarsi e sono attenti alle sue esigenze nella quotidianità. «Parla poco l’italiano e in generale è complicato capirlo. Io l’ho conosciuto per caso in piazza Garibaldi, era caduto a terra e l’ho aiutato a rialzarsi. Così mi ha raccontato la sua storia, le difficoltà vissute nel suo Paese d’origine e i sogni per il futuro», spiega Aziz. «In Marocco vendeva a terra alcuni oggetti, ma le prospettive erano poche, soprattutto per un ragazzo che ha questo tipo di difficoltà. Dopo il crollo la sua famiglia vive in una tenda e per lui sarebbe stato tutto molto più complesso. Là non esiste una rete assistenziale per chi ha scarse risorse. Per la sua famiglia lui è l’unica speranza. Io faccio quello che posso, quando ha bisogno mi chiama e cerco di aiutarlo», aggiunge.
Alla ricerca di un lavoro
Ora Mohamed vorrebbe trovare lavoro, un’occupazione che gli permetterebbe di acquisire una maggiore autonomia, trovare una stabilità, e che magari in futuro gli potrebbe dare modo di ricongiungersi con la sua famiglia. «Vado a scuola per poter imparare l’italiano e spero di intraprendere presto un percorso formativo che mi permetta di trovare un lavoro. Anche lo sport mi manca, ho iniziato sei anni fa e mi piacerebbe poter ricominciare. Ora che ho un documento credo che sia più facile anche ottenere un certificato medico».
Gli amici, i volontari, la comunità d’origine e quella locale, in molti in questi mesi si sono mossi per aiutare il 27enne a ricostruire una vita lontano da casa, dalla sua famiglia e dai suoi luoghi. Mohamed, ora qual è il tuo sogno? «Restare qua e ricominciare», dice sorridendo e uscendo dalla mensa accompagnato per mano ad Aziz.
