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Nella prima metà del ‘900 gli italiani erano conquistati dalla voce di Ada Neri

Nella prima metà del '900 gli italiani erano conquistati dalla voce di Ada Neri

di Fabio Gallina

SANTO STEFANO BELBO – È passato un secolo dal tempo in cui il nome di Ada Neri rappresentava un mezzo di richiamo per centinaia di persone, ma per molti la sua vita è ancora un ricordo indelebile e la sua arte un punto di riferimento imprescindibile. Il suo mito, dagli anni Venti ai Quaranta del secolo scorso, affollava i teatri di tutta Italia e le sue canzoni facevano il giro del mondo. Ritornelli come Parlami d’amore Mariù erano sulla bocca di operai e sartine durante le ore di lavoro ed erano molti i soldati che, partendo per la Campagna d’Africa negli anni Trenta si portavano dietro la sua fotografia insieme al santino della mamma e della fidanzata. Qualcuno azzardò un paragone con Abbe Lane, l’avvenente interprete di molti film con Totò e De Sica negli anni Cinquanta, per altri fu semplicemente una donna di rara bellezza e di una classe innata, oltre che dotata di qualità canore indiscutibili.

Molti, però, non sanno che Ada Neri nacque a Santo Stefano Belbo: Maria Rita Cerretto, classe 1895, visse l’adolescenza nel paese langarolo, che lascò quasi ventenne per la più viva Torino e, in seguito, per la ricca Milano, dove morì nel 1978. Mosse i suoi primi passi nella lirica, come soprano, sul finire degli anni Venti, sotto la guida del celebre maestro Veneziani, istruttore dei cori alla Scala, per poi passare alla rivista per motivi economici e, forse, di cuore. Nella sua carriera interpretò più di 400 canzoni, spaziando dall’opera alla musica leggera, duettando con i più grandi divi del tempo e tenendo concerti in tutto il mondo. A Santo Stefano Belbo si esibì numerose volte, nella maggior parte dei casi per beneficenza, accompagnata dal maestro Francesco Bertino e da altri musicisti locali. La sua arte, secondo la critica del tempo, può essere paragonata a quella di Milva o di Miranda Martino, mentre tra i suoi cantanti preferiti c’era Nicola Arigliano.

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