di Lidia e Battista Galvagno
II TEMPO ORDINARIO – 18 GENNAIO
Dopo il tempo di Natale, in ambito liturgico, non comincia il Carnevale come nei supermercati, ma si torna all’ordinario. Anche il tempo ordinario infatti può essere importante, un momento di crescita, umana e spirituale. Le letture della Messa ci offrono tre indicazioni per camminare, valorizzando al meglio questo tempo.

Le vere guide per camminare in avanti sono i profeti. Nella prima lettura incontriamo il profeta Isaia (49,3-6), o meglio il secondo Isaia, la guida spirituale e morale del popolo esule a Babilonia, nel momento in cui si è profilata la possibilità di tornare in patria. Ricostruire dopo un disastro – a livello personale, familiare, sociale, mondiale – è un’operazione né facile né scontata. Solo i profeti hanno lo sguardo lungimirante e la forza morale per proporlo. Nel 2025 è venuto a mancare papa Francesco, un profeta inascoltato. Qualcuno prenderà il suo posto?
Per camminare avanti serve una comunità. Non è possibile fare molta strada da soli. Ancora più devastanti sono le divisioni, a tutti i livelli. In questa domenica comincia anche la Settimana di preghiera per l’unità del cristiani. Opportunamente, la Chiesa ha scelto come seconda lettura di questo tempo la prima Lettera ai Corinzi (1,1-3). In questo testo, scritto nel 57 d.C., Paolo affronta problemi molto simili ai nostri: come vivere la fede in un contesto sociale frantumato, dove sono venuti meno i valori umani condivisi, in un intreccio di culture e religioni, in una società divisa in gruppi che non riescono a dialogare tra loro. A questa comunità Paolo rivolge il suo saluto, usando la parola “pace” e chiarendo subito che si tratta di un dono di Dio e di Gesù Cristo. La pace e l’unità sono un dono: da accogliere e far fruttificare.
Il bisogno di qualcuno che ci inviti a guardare a Gesù. L’esempio ci viene da Giovanni Battista (Gv 1,29-34). Quando reincontra Gesù, dopo l’esperienza del battesimo su cui abbiamo riflettuto la scorsa domenica, Giovanni invita i suoi discepoli a guardare a lui: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!». L’indicazione, anche per il nostro tempo, è chiara: solo Gesù può essere il liberatore, solo lui può liberare l’uomo dal male. In un momento storico in cui sulla scena mondiale imperversano personaggi politici inquietanti che stanno letteralmente distruggendo l’ordine faticosamente costruito dopo la Seconda guerra mondiale, Gesù Cristo è l’unico argine sicuro al disastro. Nel nome di Dio sono state dichiarate molte guerre. Nel nome di Gesù, se guardiamo alla sua vita concreta, è impossibile. Ecco un buon motivo per camminare dietro a lui.
