ALBA – Anche il mondo della scuola albese, dopo il blitz di ieri del movimento di destra Azione studentesca fuori dalle scuole della città – affiggendo striscioni con scritto “La scuola è nostra” -, esprime il suo parere.
Così il dirigente del Govone, Roberto Buongarzone: «Il leader provinciale del movimento (l’albese Andrea Amato, ndr) nega l’evidenza di quella firma e di quel gesto non autorizzato e divisivo, scrivendo che si tratterebbe di una “campagna di ascolto e denuncia delle reali condizioni delle scuole, con l’obiettivo di raccogliere segnalazioni, criticità e problematiche vissute quotidianamente dagli studenti, da trasformare in un vero e proprio reportage da presentare al Ministero dell’Istruzione”. Lo stesso Ministro, in una circolare del 7 gennaio, giornata nazionale della bandiera, ricorda “le disposizioni contenute nel D.P.R. 7 aprile 2000, n. 121, che regolano modalità, tempi e condizioni di esposizione della bandiera della Repubblica italiana e delle altre bandiere previste dalla normativa vigente”. Sugli edifici pubblici non sono ammesse altre esposizioni. Se la consuetudine di appendere striscioni alle scuole è nota alla mia generazione, lo è forse meno a quella attuale, che giustamente diffida di iniziative unilaterali e strumentali e delle manifestazioni politiche identitarie».
Nessun contatto da Azione stutendesca
E prosegue: «È appena il caso di notare che nessuno dei dirigenti delle scuole superiori albesi ha avuto richieste di colloquio da parte di esponenti del gruppo politico in questione per raccogliere “segnalazioni, criticità e problematiche vissute dagli studenti”, né mi risulta che siano stati interessati i rappresentanti degli studenti, almeno del mio Istituto. Ho perciò ritenuto necessario spiegare agli studenti quanto accaduto con una lettera, che tutte le famiglie hanno ricevuto nella giornata dei fatti, 9 gennaio».
Il testo della lettera
Cari studenti,
stamattina sono comparsi sulle facciate delle nostre due sedi striscioni identici che recitavano “La scuola è nostra”, a firma di un movimento politico giovanile.
Vorrei rassicurarvi che la scuola pubblica non è di parte, non appartiene a nessuno se non a tutta la comunità scolastica che vi è rappresentata negli organi collegiali eletti democraticamente, e così continuerà a essere, anche in un mondo nel quale dichiararsi di una parte e appropriarsi di ciò che è di tutti sembra stia diventando un imperativo (a)morale. Diffido chiunque a ripetere il gesto di affiggere sugli edifici o recinti delle nostre scuole manifesti o striscioni. La nostra scuola è di tutti.
redazione
