I Comuni montani in Piemonte adesso aumentano

A sud di Monforte: la balconata panoramica sulle Alpi e il doglianese
Monforte è uno dei paesi della bassa Langa che potrebbe diventare montano.

di Corrado Olocco e Fabio Gallina

ENTI LOCALIDal taglio dei Comuni montani al loro incremento il passo è breve. È stata sufficiente quella che il comunicato pubblicato sul sito del Ministero degli affari regionali ha definito «svolta in sede di Conferenza unificata dopo un perdurante stallo sui criteri per la classificazione dei Comuni montani». In base a criteri di valutazione altimetrica meno restrittivi di quelli previsti a dicembre è stato stilato un nuovo elenco di paesi montani. Il risultato è che, mentre su scala nazionale caleranno da 4.061 a 3.715, in Piemonte aumenteranno. Al momento, nella nostra regione i Comuni montani sono 489. Secondo la prima ipotesi del Ministero guidato da Calderoli, sarebbero scesi a 411, ma con la “svolta” della scorsa settimana salirebbero addirittura a 558. In alta Langa resteranno montani i sette paesi che rischiavano di perdere il riconoscimento, ossia Bergolo, Bosia, Castino, Cortemilia, Perletto, Rocchetta Belbo e Torre Bormida, mentre nella Langa astigiana conserverebbero lo status montano Olmo Gentile, Roccaverano e Serole (come prevedeva anche la bozza di dicembre) e torneranno ad averlo Cessole, Loazzolo, San Giorgio Scarampi e Vesime. Nella nostra zona, con i nuovi parametri ministeriali, saranno trasformati in Comuni montani centri collocati nella bassa Langa, come Dogliani, Mango, Monforte, Montelupo, Neviglie, Roddino, Rodello, Sinio, Cossano e Trezzo Tinella.

Entro il 24 agosto le candidature al premio Fedeltà alla Langa. Premiazione l'8 settembre a Bergolo
Bergolo, dopo aver rischiato di perderlo, conserverà lo status di Comune montano.

Alcuni di questi paesi fanno parte di aggregazioni sovracomunali e, se la riforma andrà in vigore con lo schema adottato dalla Conferenza unificata, potrebbero esserci conseguenze anche sull’assetto delle Unioni montane e di quelle collinari. L’Uncem, in una nota, per descrivere la situazione ha usato termini come “caos” e “tempesta perfetta”, ribadendo «di non essere stata coinvolta nella Conferenza unificata, nonostante lo preveda una legge dello Stato». Il Piemonte, unica Regione dell’arco alpino ad aver sollevato obiezioni sulla proposta di dicembre, tiene una linea prudente. «La bozza va nella direzione che avevamo auspicato, chiedendo che si abbassasse la quota di altitudine media per superare alcuni ostacoli che rischiavano di escludere Comuni con caratteristiche oggettive di montanità, in particolare sui territori appenninici», commenta l’assessore regionale alla montagna, Marco Gallo. Tuttavia, è proprio sul concetto di montanità che la Regione invita a una riflessione. Secondo la nuova bozza ministeriale diventeranno montani 15 Comuni oggi riconosciuti di pianura. Tra questi, nella Granda, ci sono Villafalletto, Centallo, Castelletto Stura, Margarita e Salmour. Quest’ultimo si trova in una situazione a dir poco curiosa: essendo circondato da paesi non montani è una sorta di “isola”. Un po’ come San Marino tra Romagna e Marche o il Lesotho all’interno del Sudafrica.

Anche la Provincia di Asti chiedeva di rivedere i criteri

Il Consiglio provinciale di Asti ha approvato un Ordine del giorno in cui esprime preoccupazione per gli effetti del riordino dei criteri di classificazione dei Comuni montani. Secondo le simulazioni basate sui nuovi parametri altimetrici e morfologici, l’unione montana Langa Astigiana-Valle Bormida passerebbe da undici a tre paesi con questo riconoscimento: Roccaverano, Olmo Gentile e Serole. Una riduzione drastica che rischierebbe di compromettere l’accesso a contributi, agevolazioni e deroghe indispensabili per garantire servizi essenziali, sostenere l’agricoltura, contrastare lo spopolamento e valorizzare le aree interne. Afferma il consigliere provinciale e sindaco di Monastero Bormida, Luigi Gallareto: «L’applicazione rigida dei nuovi criteri penalizzerebbe territori che, da sempre, sono riconosciuti come montani. Le ipotesi di modifica attualmente proposte risultano poco soddisfacenti, perché escluderebbero buona parte degli attuali paesi e la zona della valle Bormida, un territorio omogeneo ma isolato, unica area realmente montana dell’Astigiano». Aggiunge il presidente della Provincia e sindaco di Asti, Maurizio Rasero: «C’impegneremo a promuovere un confronto nelle sedi istituzionali competenti, a partire dalla Regione Piemonte, dal Governo e dalla conferenza Stato–Regioni, coinvolgendo Anci e Uncem perché vengano rivisti i parametri di classificazione e superate le attuali criticità».

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