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Il lavoro al bar e il sogno psicologia, tutti adoravano Zoe Trinchero

Oggi pomeriggio (domenica 8 febbraio), alle 18.40, in piazza San Secondo ad Asti, un presidio con l'associazione Non una di meno

Il lavoro al bar e il sogno di fare la psicologa, tutti adoravano Zoè Trinchero

di Mauro Barletta (Ansa)

FEMMINICIDIO – Una ragazzina allegra, solare e con un sogno: diventare psicologa «per aiutare gli altri». Non importa chi sia a parlare: a Nizza Monferrato, una città di 10mila abitanti dove tutti conoscono tutti, le parole che si spendono per parlare di Zoe Trinchero sono queste e poche altre. Una diciassettenne capace di suscitare affetto e simpatia al primo sguardo. «Un peperino che studiava, lavorava e si dava un gran da fare», dice uno dei suoi tanti amici. La morte di Zoe Trinchero ha sconvolto la routine di questa località incastonata fra Alessandria, Asti, Alba e quelle vigne del Piemonte che producono vini rinomati in tutto il mondo.

La rabbia è montata non appena si è sparsa la notizia del ritrovamento del suo corpo senza vita. Uno stato d’animo che per poco non ha provocato una seconda tragedia e che ha visto protagonista, suo malgrado, un giovane di origini straniere che vive a Nizza Monferrato fin da quando era bambino. Il giovane ha dei problemi ed è seguito dai centri di igiene mentale: così, quando si è diffusa la notizia della morte di Zoe, i pregiudizi, accompagnati da alcune voci che in realtà, si scoprirà solo più tardi, altro non erano che un depistaggio messo in piedi dal presunto assassino, il peggio è venuto a galla: decine di persone hanno assediato la sua casa, al punto che sono dovuti intervenire i Carabinieri per prenderlo in consegna e metterlo al sicuro. Si è poi chiarito che lui, con Zoe, non c’entrava niente.

Ora che sono scattate le manette a Nizza Monferrato restano il dolore, lo sconcerto, l’incredulità. Nessuno dice che in città sia sempre filato tutto liscio. È Leonardo, 20 anni, uno dei tanti amici di Zoe: «Quando uscivamo alla sera andavamo sempre a prenderla al lavoro. Con la gente che gira da queste parti non ci fidavamo a lasciarla sola». Non solo. Il giovane, riferendosi a una delle tante persone ascoltate dai Carabinieri prima di procedere all’arresto del sospettato, ha detto che «non è esattamente un personaggio tranquillo, ma per fare una cosa del genere, sempre ammesso che sia stato lui, deve essere impazzito», ha aggiunto.

Zoe non era fidanzata. Qualche tempo fa aveva detto “no” a un ragazzo che la stava corteggiando, ma era finita lì. «A me – dice Nicole, l’amica del cuore – non ha mai raccontato niente di preoccupante e fra noi credo che non ci fossero segreti». Dal 9 dicembre Zoe lavorava al bar della stazione. Quattro ore al giorno. «Proprio ieri – dice il titolare – avevamo parlato di rinnovo del contratto. Era molto cordiale con i clienti, si faceva voler bene. Gli amici passavano sempre a prenderla ma restavano fuori, educatamente, ad aspettare che uscisse. È andata così anche venerdì. Dopo le ultime battute ha salutato tutti dicendo «ci vediamo domani».

Intanto, nel tardo pomeriggio di oggi, domenica 8 febbraio, alle 18.40, in piazza San Secondo ad Asti, si terrà un presidio organizzato dall’associazione Non una di meno.

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