di Davide Barile
IL PROGETTO – Sta diventando concreto il progetto “Una cantina per la Tanzania”, ideato da padre Baltazary Kessy nella parrocchia di Hombolo, parte della diocesi di Dodoma, la capitale del Paese africano. Conosciuto ad Alba per aver svolto attività di apostolato nelle parrocchie del centro storico ed essersi diplomato alla scuola Enologica, il sacerdote aveva il sogno di produrre, direttamente nei suoi luoghi, l’uva e il vino per la messa. Grazie al sostegno di realtà albesi come il Lions e Solstizio d’estate e il supporto di Assoenologi, la cantina sta prendendo forma.
La missione di Assoenologi

Spiega Tommaso Lorusso, presidente del Lions: «Sono stato in Tanzania due anni fa e ci tornerò nei prossimi mesi, il progetto di padre Kessy sembra una favola ma è una storia vera. La grande visibilità è arrivata dopo la partecipazione a una trasmissione di Bruno Vespa e, da allora, molte aziende vitivinicole italiane hanno iniziato una gara di solidarietà per Hombolo».
Da venerdì 9 a lunedì 26 gennaio, «una missione di Assoenologi si è recata in Tanzania per assemblare e collaudare le attrezzature per la vendemmia. Qui, l’uva si raccoglie due volte l’anno. Nello specifico, stanno vinificando il rosso locale Makutopora e un bianco ottenuto da uve figlie del francese Chenin Blanc. Il gruppo era composto da Daniela Pesce e Giulio Castagno, presidente e vicepresidente della sezione Piemonte e Valle d’Aosta di Assoenologi; dai titolari della cantina Marcalberto di Santo Stefano Belbo, Piero e Alberto Cane; da Paolo Bogioni, direttore nazionale di Assoenologi e da Giovanni Cordero, della Tecno bi di Govone ed esperto di impiantistica enologica».
Una casa famiglia per i bambini

Oltre a fornire supporto tecnico nella struttura «il gruppo è stato due giorni a casa Lasso, 500 chilometri da Hombolo, una casa famiglia gestita da padre Kessy con l’aiuto dei genitori. Qui trovano rifugio una quindicina di bambini provenienti da situazioni familiari fragili. L’asilo presente è frequentato anche da molti bambini dei villaggi limitrofi».
Per i ragazzi del posto «manca però la possibilità di frequentare istituti secondari: per farlo, occorrerebbe spostarsi di molti chilometri e pagare rette molto alte. Conoscendo la situazione nei precedenti viaggi, il gruppo di Assoenologi ha deciso di autotassarsi per garantire l’accesso all’istruzione ad alcuni studenti: per ora, il progetto ha coinvolto Yunis, Ester e Diana, che frequentano la scuola di Kisomachi, ai quali dovrebbe aggiungersi la quattordicenne Celine».
La Messa nella chiesa in costruzione

Altra esperienza vissuta dalla delegazione italiana appena rientrata è stata «la partecipazione a una Messa officiata da padre Kessy in una chiesa in costruzione, per ora costituita soltanto da una serie di pilastri con una splendida vista sulla vetta innevata del Kilimangiaro».
Chi fosse interessato ad approfondire o contribuire ai progetti può scrivere a sezione.piemonte@assoenologi.it.
