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Sanremo 2026: la notte delle cover a Ditonellapiaga e Tony Pitony

La serata più attesa ha convinto ed emozionato e non sono mancate le sorprese, così come le polemiche

La notte delle cover a Ditonellapiaga e Tony Pitony

dal nostro inviato Pierangelo Vacchetto

SANREMO – La serata delle cover di Sanremo 2026 ha confermato una volta di più quanto il Festival resti un organismo vivo, imprevedibile, capace di mescolare memoria, polemica e sorpresa nello stesso respiro. Una notte lunga, intensa, che ha lasciato il pubblico con più domande che certezze e con la sensazione che nulla sia ancora scritto per la vittoria finale. Tanto tuonò per nulla, verrebbe da dire, guardando all’attesa che aveva preceduto l’esibizione di Tony Pitony, il nuovo fenomeno siciliano del web annunciato come l’elemento pronto a scardinare la “normalità” sanremese. Il clamore mediatico prometteva scompiglio, ma alla fine è stata la concretezza a vincere: insieme a Ditonellapiaga, Pitony ha portato a casa il primo posto con una buona esibizione, solida e ben costruita, più efficace che rivoluzionaria.

Qualche polemica c’è stata

A far discutere, però, non è stata solo la classifica. Nel retropalco si è parlato a lungo del bacio tra Gaia e Levante al termine della canzone: un gesto rimasto fuori dall’inquadratura delle telecamere ma non dagli occhi (e dai telefoni) di chi era in sala. Un momento che ha infiammato i social e diviso il pubblico tra chi lo ha letto come provocazione e chi come semplice spontaneità. Clima teso anche sul fronte “famiglie sul palco”. Ha fatto rumore il dissing a distanza tra Alessandro Gassmann e Gianni Morandi sul tema del ricongiungimento familiare durante l’esibizione. Eppure, proprio la dimensione familiare ha attraversato tutta la serata, Nayt ha voluto la madre accanto a sé sul palco, mentre Raf ha condiviso la scena con la figlia inserita nel corpo di ballo. Un filo che riporta alla memoria il 2007, quando padre e figlio si esibirono insieme grazie a DJ Francesco e Roby Facchinetti.

Effetto sorpresa

Dietro le quinte, intanto, si è consumato il rituale delle prove segrete: giornalisti fatti uscire dal teatro per non svelare la sorpresa, pubblico lasciato volutamente all’oscuro. Quando il sipario si è alzato, l’entusiasmo è stato palpabile e Gianni Morandi è apparso come mai prima d’ora, visibilmente emozionato durante l’esibizione con il figlio Tredicipietro in un  momento che resterà per sempre nell’album di famiglia. Sul piano musicale, applausi convinti per Nayt, che insieme a Fabrizio Bosso e Mario Biondi ha regalato una performance elegante e matura. Intensa e misurata l’interpretazione di Arisa, che si è dovuta accontentare del terzo posto. Quarta posizione per Le Bambole di Pezza insieme a Cristina D’Avena, una prova che dimostra come il rock sia ancora vivo e competitivo, capace di arrivare in alto anche citando apertamente i Led Zeppelin.

C’è stata anche la quota nostalgia

La nostalgia ha trovato spazio nel ritorno alla Milano degli anni Ottanta con J-Ax e la Ligera Band, che hanno evocato Enzo Jannacci e salutato Renato Pozzetto. Suggestivo anche l’inedito abbinamento tra la leggerezza di Pupo con Su di Noi e il testo de Il disertore di Boris Vian, culminato con la voce di Papa Francesco che invitava a non abituarsi alla guerra, proprio mentre un nuovo conflitto esplodeva in Iran. Questa vittoria inattesa ha aumentato l’incertezza su chi potrà trionfare. Guardando alle classifiche delle prime due votazioni, ai vertici compaiono Arisa, Fedez insieme a Marco Masini, e Serena Brancale. Ma attenzione alle possibili sorprese: Sal Da Vinci, Nayt, LDA e Aka7even restano in agguato. Perché Sanremo è Sanremo, e da quest’anno l’ultima votazione – quella decisiva tra i primi cinque – vedrà il pubblico esprimere un solo voto a testa. Una scelta che può cambiare tutto. Ora non resta che aspettare: la sensazione è che il Festival, ancora una volta, non abbia alcuna intenzione di essere prevedibile.

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