Ultime notizie

Pensiero per domenica / La sfida su come annunciare oggi la croce di Cristo

PENSIERO PER DOMENICA – V TEMPO ORDINARIO – 8 FEBBRAIO

Il sole è il principio della vita sulla terra. Eppure non si può vedere, almeno a occhio nudo. Fermarsi a fissare il sole rende ciechi. Anche il sale che dà sapore al cibo – ma anche lo zucchero! – una volta sciolto, è invisibile. «L’essenziale è invisibile agli occhi»? Certo, ma in altri momenti Gesù ha chiesto di fare in modo che gli uomini vedano le nostre opere buone e diano gloria al Padre celeste. La sua richiesta di essere sale e luce (Mt 5,13-16) va compresa bene. Le letture della Messa ci aiutano.

Pensiero per domenica / La sfida su come annunciare oggi la croce di Cristo
Crocifissione, miniatura armena del XIV secolo, tratta da un Lezionario nel Museo di Yerevan.

Non importa se non riusciamo a mostrare Dio, al mondo basta la luce del discepolo. Noi siamo solo un pallido riflesso della luce di Dio, ma basta questo riflesso per fare luce sul cammino. Il mondo ne ha bisogno. Pertanto, quello di oggi è il Vangelo della responsabilità. Gesù ci chiede di essere sale e luce per il mondo. Non ci chiede di sfamarlo: ci chiede di essere sale. Non ci chiede di risolvere tutti i problemi dell’umanità: ci chiede di essere luce che traccia il cammino.

Cos’è che ci rende luce? Ce lo ricorda il Terzo Isaia (58,7-10), nel messaggio ai reduci da Babilonia, intenti a ricostruire il tessuto di fede lacerato. Il profeta suggerisce una serie di comportamenti che poi ispireranno l’elenco delle opere di misericordia di Gesù: dividere il pane con l’affamato, accogliere i senza tetto, vestire gli ignudi, lottare contro le varie forme di oppressione… Micidiale la precisazione finale: «Senza trascurare i suoi parenti»! Come ripeteva spesso don Gasparino ai giovani: «La carità più difficile, ma anche la più importante è quella verso le persone più vicine. Comincia da casa tua!». Parte da qui la luce per irraggiare il mondo!

Il mondo ha bisogno della luce di Gesù. Come annunciarlo? I primi cristiani ci hanno provato in vari modi. Marco, nel suo Vangelo era partito dall’inizio della vita pubblica di Gesù. Matteo e Luca dalla nascita di Gesù e dalla sua infanzia. Paolo, all’inizio della sua prima lettera ai Corinzi (2,1-5) ricorda il suo arrivo in città. Proveniva da Atene, dove aveva vissuto uno dei rari insuccessi: l’ironia degli ascoltatori aveva “spento” la luce che lui portava! Anziché arrendersi, Paolo aveva cambiato tutto. Lui che nelle comunità giudaiche era solito partire dalle promesse messianiche di Dio per mostrare che si erano compiute in Gesù, lui che ad Atene tra filosofi pagani era partito dal Dio invisibile, per affermare che si era reso visibile in Gesù, a Corinto era partito dalla croce. La sfida per noi, anche come Chiesa sinodale, è scoprire quale sia, oggi, l’annuncio più efficace.

Lidia e Battista Galvagno

Banner Gazzetta d'Alba